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APPROFONDIMENTI

Tijuana, il muro attraversato dal movimento

Venerdì 2 febbraio 2007

Global on the border si è spostata fino a Tijuana, città di frontiera con Stati Uniti bagnata dal Pacifico. Oltre alla questione migratoria che purtroppo anche qui è un vero dramma, global incontra aderenti della Otra, e collettivi che lottano contro lo sfruttamento delle maquiladoras.

La frontiera tra Messico e Stati Uniti, a Tijuana inizia dal mare. Dall’acqua spuntano dei pali di ferro alti più di tre metri per non permettere il passaggio umano tra i due stati. La frontiera, con le sue reti metalliche, lamine di ferro e muro, prosegue lungo tutta la parte nord di Tijuana. Il rumore degli elicotteri in questa zona è assordante e continuo, e le jeep della “patrol” vanno avanti ed indietro incessantemente. Ci sono riflettori di luce ed apparati a raggi infrarossi per individuare il minimo spostamento di un essere vivente in questa linea di terra. Non c’è dubbio, sembra di essere in zona di guerra.
Sulle lamine, che costituiscono la frontiera dalla parte messicana, ci sono oltre 4000 croci ad indicare le persone morte nell’intento di passare “dall’altra parte” negli ultimi anni. Hanno scritto sopra il nome, la provenienza e l’età dei deceduti, ma in molte ci sono solamente due parole: “NO IDENTIFICADO”.
La macchia urbana di Tijuana sembra spingere con forza contro questo muro vergognoso, e le case si ammassano sino e tentare di sfondare la frontiera, tanto che alcune case hanno le pareti che sono “appoggiate” nel muro di frontiera.
Dall’altra parte invece, prima di arrivare alla città di San Diego, solo deserto quasi ad indicare che gli statunitensi si vogliono distanziare dai “cugini” messicani e centro americani.

Una cosa è certa; la migrazione non cessa, e tutti questi muri, fili spinati, elicotteri, la “patrol” con i suoi militari armati solo incrementano il numero di croci che fanno da sfondo, quasi in forma artistica, al muro che separa Tijuana dal “sogno americano”.

Due impressioni "dal fronte" di Matteo Dean [ audio ] [ audio ].

Il 20 ottobre scorso, la Commissione Sexta, con il subcomandante Marcos, ha visitato Tijuana e medicali. Durante la riunione svoltasi la sera, dopo aver visitato le comunità indigene cucapás e kiliwas nel pomeriggio, Marcos fece notare una evidente contraddizione: in tutti i discorsi che lo avevano preceduto, nessuno aveva menzionato i due gruppi indigeni appena visitati. Marcos allora si arrabbiò e ebbe critiche per tutti gli aderenti della zona.
Da allora, la Otra Tijuana ha aperto gli occhi e sta lavorando. Decine sono le organizzazioni che la compongono. Alla riunione cui abbiamo potuto partecipare si è potuta apprezzare una agenda impegnata ed impegnativa ricca di attività. La più urgente è la preparazione dell’ accampamento in terra cucupà che durerà da fine febbraio sino a metà aprile più o meno, periodo di maggior pesca e durante il quale maggiore è la repressione che subiscono i pescatori di questa comunità.
L’altro aspetto interessante è determinato dalla presenza della frontiera. Dall’altra parte del confine infatti vi sono diversi gruppi aderenti alla Otra Campaña che, assieme alla Otra Tijuana, fanno parte della Otra Transfronteriza, una realtà di cui cercheremo di parlare nei prossimi giorni.
Jaime Cota, de CITTAC, ci parla del ruolo della Otra Tijuana [ audio ].

Il 3 ottobre 1999, quando ancora esisteva il Frente Zapatista de Liberaciòn Nacional, un giovane compagno di Tijuana, Cosme Damian, venne fermato dalla polizia. Il giorno dopo, Cosme venne trovato impiccato nella stazione di polizia. Un esempio, solo un esempio, dell’operare della polizia in questa frontiera, un comportamento completamente pandillero, da banda paramilitare e delinquenziale che fermano chi vogliono, estorcono soldi a chi vogliono, sequestrano e fanno la bella vita.
Oggi a Tijuana esiste un collettivo che si chiama Cosme Damian ed è aderente alla Otra Campaña. Ce ne parla Carmen Valadez [ audio ].

La maquiladora è presente anche a Tijuana. Seppur in modo decisamente diverso (in quanto a numeri, implicazioni nello sviluppo urbano e sociale, produzione), anche qui questo tipo di industria rovina la vita alle persone, non solo sottoponendole a ritmi di vita estenuanti ed a un complessivo sfruttamento, ma anche uccidendo diversi lavoratori per avvelenamento.
Ce ne parla Jaime Cota, del Centro de Informacion para Trabajadores y Trabajadoras (CITTAC) [ audio ].
Sul particolare ruolo della donna all’interno delle maquiladoras, ci parla Carmen Valadez, anche integrante di Colectiva Femminista [ audio ].

Links utili:
CITTAC
La Otra Tijuana
La Otra del Otro Lado (da Los Angeles)
Voces de la Maquila

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