Fonte: corriere della sera online
Rifugiati politici nell’ex caserma
I medici: ammassati nel degrado tra allergie e pericolo di contagi
Milano -
Martedì 25 ottobre 2005
«Ho visto vivere quella gente in modo disumano. Mi dicono che ci sono altri stranieri in quelle condizioni, ma non ci posso credere. Neppure gli animali stanno così male». Sono queste le prime parole di Dario Granata, medico, cardiologo, che l’altro giorno è andato nell’ex caserma di viale Forlanini a fare visita ai rifugiati politici eritrei, sudanesi e etiopi. «Ammassati nel degrado più totale. Senza servizi igienici, acqua, luce. Hanno allergie, scabbia, bronchiti, asma. Devono farsi curare, altrimenti certe patologie si trasmettono». Granata, che come medico e cittadino con una vita trascorsa in ospedale ha voluto verificare di persona dopo aver appreso dai media la notizia di «questi disperati», ha consigliato loro di rivolgersi ai poliambulatori dei frati francescani o al Naga, che da tempo ha un’équipe di volontari che si occupa di rifugiati politici.
«Dobbiamo denunciare questa vergogna—continua il cardiologo — affinché la società civile si prenda carico di questi stranieri fuggiti dalla guerra e dalla miseria, per venire qui e perdere anche la dignità di uomini». Ieri mattina, una delegazione di eritrei, dopo una manifestazione con presidio in piazza Duomo, è stata ricevuta dall’assessore alla Sicurezza, Guido Manca. «Ci stiamo occupando di questo problema — ha detto l’assessore —. Abbiamo già interessato anche l’assessore Tiziana Maiolo e i funzionari dell’assessorato ai Servizi sociali,ma è però necessario che il presidio venga rimosso per non compromettere la nostra azione di mediazione». E così è stato. «Non vorremmo—ha spiegato un giovane eritreo — che aver denunciato la nostra situazione significhi avere dei problemi e non aiuti».
E, proprio sul fronte aiuti, questa mattina un camion della Caritas arriverà in viale Forlanini per distribuire agli esiliati politici coperte, materassi, scarpe, indumenti. Per dare loro la possibilità di affrontare i primi freddi con meno disagio. «Molti di loro — spiega Rosanna, eritrea che segue come volontaria questi suoi connazionali meno fortunati — hanno regolari permessi di soggiorno per scopi umanitari e per asilo politico e chiedono solo un lavoro, per non dover rubare per sopravvivere».
Michele Focarete
25 ottobre 2005