COMUNICATI

Reggio Emilia - La libertà vale 15 grammi

Comunicato del Laboratorio Sociale Aq16 di Reggio Emilia

Reggio Emilia - Giovedì 5 aprile 2007

Domenica notte, un ragazzo di 19 anni è stato fermato dai carabinieri del comune di Vezzano s/C (R.E.) ed è stato “scoperto” con ben mezzo grammo di hascish in tasca mentre in scooter si recava verso la propria abitazione; la seguente perquisizione nell’abitazione permette ai militari il ritrovamento di “addirittura” altri 15 grammi, poi incarcerazione del ragazzo presso la casa circondariale della Pulce di via Settembrini fino al processo che si è tenuto mercoledì 4 mattina per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e conclusosi con un’ assoluzione con formula piena nel processo in direttissima.

La prima considerazione riguarda il comportamento della stampa che, come purtroppo in infiniti altri casi, non ha esitato a dichiarare la colpevolezza dell’imputato riportandone in più i dati anagrafici ed esponendo alla gogna pubblica un cittadino sul cui comportamento non si era ancora espresso nessun tribunale, quindi presunto innocente. Teniamo a precisare poi che al contrario di quanto uscito sui media locali a seguito del processo il ragazzo non è stato trattenuto nella caserma dei carabinieri di Vezzano ma nel carcere della Pulce.

La seconda considerazione riguarda la legge vigente in materia di sostanze stupefacenti, la famigerata Fini-Giovanardi, entrata in vigore con il precedente governo e lasciata invariata dall’attuale governo di centrosinistra. La Fini-Giovanardi è una legge ispirata al principio della “tolleranza zero” (ormai molto di moda) che deliberatamente introduce un atteggiamento altamente repressivo e punitivo nei confronti di un fenomeno sociale come il consumo di sostanze, e che produce effetti disastrosi sui soggetti consumatori avendo abbassato notevolmente il limite consentito per uso personale e contemporaneamente inasprito significativamente le pene per chi eccede questo limite. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con centinaia di casi a testimoniarlo: tanti ragazzi che si trovano a vivere un’esperienza come quella dell’arresto, del carcere e della pubblica diffamazione per pochi grammi destinati peraltro ad un uso personale che, giusto o sbagliato, non può essere reato. Sorvoliamo poi sul solito argomento a favore della legge repressiva che la giustifica con la preservazione della salute dei ragazzi, sperando di essere tutti d’accordo che il carcere fa molto più male di una canna. Con una legge come questa tocca affidarsi al buon senso dei magistrati chiamati a giudicare ,nella speranza di ottenere sentenze coraggiose come quella di oggi, più uniche che rare.

La terza ma non meno importante è l’inaccettabile e gravissimo comportamento tenuto dai carabinieri, protagonisti dell’ennesimo abuso di autorità. Autoritarismo e arroganza che da anni contraddistingue gli agenti dell’arma operanti nel territorio montano e collinare, zelanti salvatori della salute dei giovani cittadini a suon di schiaffoni tra le mura delle caserme, perquisizioni notturne fino ad arrivare all’equazione 3 spinelli uguale 3 giorni di galera. Siamo arrivati al paradosso istituzionale che addirittura sia un magistrato a redarguire gli agenti per le pesanti modalità di arresto che li ha visto protagonisti nel caso sopracitato.

Militarizzare un territorio, quello della montagna di Reggio Emilia, con la logica di estirpare il consumo di sostanze, non solo non serve all’intento da loro prefisso, ma va a ledere profondamente il tessuto sociale già messo in crisi da inadeguate risposte economiche e culturali messe in campo dalle amministrazioni locali e provinciali. L’ unico approccio veramente forte e ben patrocinato dalle amministrazioni montane nei confronti dei consumatori di alcoolici (fenomeno ben più trasversale e diffuso) e sostanze psicoattive rimane quello violento ed autoritario delle forze dell’ordine. Difendere il patrimonio sociale del territorio, liberarlo da pregiudizi ipocriti e aprire un dibattito serio e laico sui fenomeni che lo attraversano è, dopo questa vicenda necessario.

Chiediamo a gran voce che il sindaco di Vezzano s/C e tutti gli organi competenti territoriali si esprimano in merito a queste questioni, in particolare se ritengono opportuno e legittimo l’operato pesantemente repressivo che i carabinieri della montagna attuano nei confronti della “salute” dei giovani cittadini. Chi ripagherà i tre giorni rubati alla vita di un cittadino?

Vedi anche:

-  Comunicato del Collettivo Studentesco Sfumature

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