Il clamore mediatico continua a deformare il dibattito sull’ordinanza bis Zanonato in materia di prostituzione; leggiamo oggi i titoli in prima pagina "valanga di sms pro Zanonato" e poi li leggiamo e li contiamo. Risultato: nove a favore dell’ordinanza (o comunque di Zanonato), 4 a favore della riapertura delle “case chiuse”, 2 generici “Padova città della vergogna”, 1 contro Gallob, 1 contro Ascierto, 1 non classificabile sul meteo a ferragosto e 11 dichiaratamente ed apertamente contro l’ordinanza Zanonato.
Non ci pare proprio un plebiscito…ma c’è di peggio: l’iniziativa del neonato partito demcratico di raccolta firme a sostegno dell’ordinanza Zanonato. Un’iniziativa di stampo populista, che fa a pugni con le dichiarazioni del Sindaco di questi giorni, che ha sostenuto ovunque di non aver bisogno di coinvolgere nessuno nelle sue scelte (né la Giunta, né tanto meno il Consiglio) che fa trasparire invece un bisogno di consenso di cui evidentemente si dubita e dimenticandosi che è stato eletto da una maggioranza articolata con cui si deve misurare. Non era forse più serio raccogliere i pareri e le proposte delle associazioni che si occupano di tratta, di assistenza in strada prima di scatenare il bailamme?
Sia chiaro ai cittadini che siamo contro il degrado e comprendiamo pienamente il disagio di molti. Questo disagio (e non necessariamente l’ordinanza in se) ispira i messaggi di sostegno all’amministrazione; sostegno che, a nostro avviso, dovrebbe riguardare interventi che non si limitino a nascondere o a “spostare” il disagio, ma che si impegnino per una sua duratura soluzione.
Su questo tema, che è complesso e delicato, che coinvolge libertà, scelte, disagi e violenze, chiunque abbia seriamente voglia di contribuire non può pensare di farlo per editti e acclamazioni.
Noi abbiamo criticato una scelta, quella del rifiuto del dialogo con chi in strada di fatto ci sta, perché ci pare miope, perché rappresenta un’occasione persa per trovare soluzioni. Questo il motivo per cui non ci siamo sottratti all’incontro del 16 maggio a Palazzo Moroni con la delegazione dei manifestanti, con l’associazione Mimosa, con l’ASGI; questo il proposito dei prossimi incontri che intendiamo fare, fuori dal clamore mediatico. Noi non raccoglieremo firme pro o contro lo zoning (che Carrai ancora non capisce cosa sia), non chiederemo la riapertura delle “case chiuse” o altre forme di ghetto sessuale.
Laicamente, banalmente, cercheremo di non perdere l’occasione di poter interloquire con una parte necessaria del dialogo e dell’intervento in materia di prostituzione nelle strade di Padova, per proporre percorsi che sappiano intervenire seriamente ed utilmente per strappare donne alla violenza dei racket e garantire condizioni di vita dignitose per tutte/i nei quartieri cittadini, nell’oggi, e con le leggi ora esistenti. Se qualcosa cambierà nelle leggi in materia (ne dubitiamo, come per i DICO) si vedrà.
Considereremo con attenzione le politiche messe in atto in altre città e le proposte che ci sono state consegnate dal “Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus”; insisteremo perché diventino oggetto di confronto dentro questa Amministrazione.
Oggi, non si deve lasciare nulla di intentato per far sì che chi esercita la prostituzione per forza sia realmente aiutato a ribellarsi e chi lo fa “per scelta” possa farlo senza creare disagi nelle zone abitate e senza rischiare di finire a fettine negli angoli nascosti della periferia.
Chi vuole parlarne, sa dove trovarci.
Aurora d’Agostino, Giuliana Beltrame, Gianni Di Masi, Alessandro Zan, Carlo Covi, Romualdo Zoccali
Vedi anche:
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La libera informazione, libera la città. Comunicato stampa di Radio Sherwood