Andrea Fabozzi nell’articolo “Il modello Vicenza trionfa in corteo”, apparso nel Manifesto del 10 giugno, fa erroneamente riferimento al Network delle Comunità Resistenti, sigla inesistente frutto della confusione tra due diverse sigle, quella del Network delle Comunità in Movimento e quella della Rete delle Comunità Resistenti delle Marche.
La Rete delle Comunità Resistenti delle Marche è nata nel 2003 dall’aggregazione di molteplici realtà di movimento presenti nel territorio regionale, in particolare Centri Sociali Autogestiti, collettivi ed associazioni, che hanno portato all’interno della Rete una lunga storia di esperienze e di impegno nei conflitti sociali.
Le Comunità Resistenti delle Marche rappresentano una realtà territoriale che ha scelto e rivendica la propria assoluta autonomia da tutti i partiti e, a maggior ragione, da quelli che come Rifondazione Comunista, parlando di movimento, hanno voluto conquistare una pole position all’interno del governo Prodi.
La grande manifestazione del 9 giugno, oltre a far emergere con chiarezza l’esistenza nel Paese di una radicale e maggioritaria opposizione alle politiche di guerra, imposte da un dispositivo globale dentro al quale il governo Prodi gioca fino in fondo il ruolo che gli è stato assegnato, ha anche innegabilmente affermato, nel “naufragio” di Piazza del Popolo, il fallimento di ogni tentativo di marginalizzare i movimenti e di comprimerne l’autonomia.
Le Comunità Resistenti delle Marche , dopo aver conquistato il treno per Roma con il blocco totale della principale via di accesso alla città di Ancona, hanno scelto di stare in quella parte di corteo dove l’opposizione alla guerra si legava inequivocabilmente ad una critica radicale al governo di centro-sinistra e dove gli orizzonti dei movimenti venivano ancora una volta riaffermati nei colori della libertà e dell’autonomia, piuttosto che nel grigiore delle compatibilità governative o nella logica, sempre perdente, del male minore.
Comunità Resistenti delle Marche
Glomeda Comunicazione
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