tratto dal Mattino del 05/07/2007
Scandalo dei rifiuti, 38 arresti
Scorie tossiche nei campi, frutta e verdura avvelenate in Campania
La Provincia di Salerno finisce nel ciclone giudiziario perché accusata dai carabinieri di aver fornito un’autorizzazione a utilizzare il compost nocivo prodotto dalle aziende sotto accusa. Ma l’ente si difende spiegando che l’autorizzazione era ad utilizzare il compost in generale, ma quello prescritto dalla legge non quello prodotto dalla Sorieco, l’azienda di Castelnuovo di Conza al centro dell’inchiesta. Complessivamente sono sedici i salernitani finiti nel mirino della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Tra loro imprenditori, agricoltori, proprietari di terreni che per poche centinaia di euro hanno accettato di vedere inquinati i propri fondi con i fanghi. Tra i quali anche quelli prodotti dai depuratori di Orta di Avella, di Marcianise e Cuma. I veleni venivano dispersi poi nei campi e mischiati ai terreni. Lo scorso anno ad Altavilla Silentina era stato scoperto uno sversamento abusivo di materiale nei campi. SERVIZI A PAGINA
Scorie tossiche, Campania come Chernobyl
ROSARIA CAPACCHIONE Veleno usato come concime. Cromo esavalente, una delle sostanze tossiche tra le più pericolose e insidiose, mischiato al terreno agricolo, quello sul quale vengono poi coltivati gli ortaggi, le verdure, la frutta. Un attentato alla salute consumato per oltre due anni da affaristi senza scrupoli e da contadini compiacenti, disposti a chiudere un occhio, e anche un altro, sulla vera natura di quel concime in cambio di poche manciate di soldi. Da due anni, con una progressione sconvolgente: prima in provincia di Caserta - soprattutto il litorale domiziano e l’agro aversano - e poi nel resto della regione. Il cimitero segreto delle scorie industriali è ora nelle campagne dell’agro nocerino-sarnese, nelle buche scavate lungo il tracciato di un metanodotto, nella piana del Sele, al confine tra Benevento e Avellino, in provincia di Foggia, nel Calore. E nelle falde freatiche di quasi tutta la Campania. Sconvolgenti i risultati del monitoraggio fatto dai carabinieri del Noe di Caserta e Salerno. Un’indagine sul campo, documentata da centomila intercettazioni telefoniche, da foto e filmati, da sequestri fatti nel corso dell’inchiesta. Che all’alba di ieri ha portato a trentotto arresti: i gestori degli impianti di compostaggio che distribuivano i veleni ai contadini, i titolari delle società alle quali era affidato lo smaltimento dei quattro depuratori della Campania, gli autotraportatori, gli agricoltori che hanno accettato di smaltire illegalmente quei veleni. Trentotto decreti di fermo, firmati dal pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, nei quali vengono contestati i reati di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa, frode nelle forniture. In aggiunta, il sequestro delle società degli indagati e dei quattro depuratori di Cuma, Mercato San Severino, Orta di Atella e Marcianise, che però continueranno a funzionare. Ed è proprio lo smaltimento dei fanghi di depurazione la base di partenza dell’inchiesta. Scorie che, fino, agli inizi del 2006, finivano in alcuni fondi agricoli della provincia di Caserta, transitando per le società di compostaggio della famiglia Roma (l’amministratore della società è stato recentemenete condannato a sette anni di reclusione per traffico di rifiuti tossici). Gli arresti avevano fermato quel canale ma la tecnica è rimasta invariata. Altri nomi, altre ditte, grande capacità di corruzione, amicizie giuste negli uffici e nei laboratori di analisi addetti alla certificazione di qualità dell’ammendante. I fanghi che entravano nei silos di compostaggio si trasformavano, miracolosamente, in concime, con tanto di nulla osta sanitario. E ciò che non riusciva a essere riciclato negli impianti, finiva nei fiumi, il Sabato e il Calore. In qualche caso, mascherato da una colata di calce viva. Poi, l’affare nell’affare: la miracolosa trasformazione di veleno in ammendante - la stima è di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi trattati in maniera illegale - ha fruttato anche sette milioni e mezzo di euro, l’indotto del mancato pagamento dell’ecotassa.
05/07/2007
«La Provincia autorizzò l’uso del compost»
SALVATORE DE NAPOLI Ben 16 i salernitani sottoposti a fermo di polizia giudiziaria nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Gruppo per la tutela dell’ambiente e della procura di Santa Maria Capua Vetere sul un traffico illecito di rifiuti speciali che ha coinvolto anche una ditta di Roccapiemonte, la So.Ri.Eco srl, con stabilimento a Castel Nuovo di Conza. Ad essere sottoposti al fermo di pg sono stati alcuni indagati che hanno a che fare con la So.Ri.Eco: Gaetano (nato il 25 ottobre 1965, socio di maggioranza) e Domenico (del 23 06 1961, direttore tecnico) Ferrentino di Roccapiemonte; Giulio Ruggiero (del 1961, amministratore unico della società) di Angri, Felice Maria D’Álessio (1957, uno dei responsabili tecnici) di Battipaglia; Michele Staiano (1971) di Scafati. Stessa sorte per il tecnico Carmine Calvanese (1966) di Salerno. Nei guai anche i proprietari di terreni o trasportatori di fanghi o con altri ruoli: Romualdo Guarracino (del 1963), Vito Carrano (1979) e Franco Lettieri (1956) tutti di Albanella; Rosario Pinto (1960), Giovanni Pomposelli (1967), Giovanni Marandino (1978, nipote dell’omonimo boss della Piana del Sele), di Capaccio; Pellegrino Cerino (1984) di Battipaglia, Biagio Di Gruccio (1981) e Angelo Di Candia (1941) di Teggiano, e Antonio Pischiera (1949) di Santomenna. La So.Ri. Eco, secondo i pm e i carabinieri del luogotenente Giuseppe Recchimuzzi, avrebbe ricevuto nel suo impianto di compostaggio di Castel Nuovo di Conza, i fanghi prodotti dai depuratori di Orta di Atella, Marcianise e Cuma, rifiuti pericolosi e non compatibili con l’impianto della ditta rocchese che doveva produrre compost di qualità per essere utilizzato come fertilizzante. Questo compost di pessima qualità sarebbe stato disperso nei terreni di agricoltori compiacenti. Alcuni indagati avrebbero cercato l’avallo della Coldiretti per meglio camuffare la loro presunta attività illecita. Non avendolo ottenuto, alcuni indagati avrebbero mostrato un parere rilasciato dal settore Ecologia della Provincia di Salerno (sulla possibilità di utilizzo del compost in agricoltura). con il quale avrebbero ingannato ignari agricoltori e smaltito illegalmente il loro compost, che sarebbe stato realizzato con i fanghi dei depuratori. In una nota della Provincia, però, l’ingegnere Giuseppe D’Acunzi, direttore del settore ecologia precisa che questo parere «ha fatto seguito ad espressa richiesta formulata dalla Sorieco s.r.l. il 17/5/2006 intesa a conoscere se "l’impiego in agricoltura del compost è subordinato ad un’autorizzazione di cui l’agricoltore deve munirsi, o può essere liberamente utilizzabile". Il 12 giugno 2006, l’ufficio ha risposto che "i prodotti ottenuti dalle attività di recupero di rifiuti esercitate ai sensi dell’art. 33 del D.Lgs. 22/97, aventi caratteristiche merceologiche conformi a quanto indicato dalle norme tecniche di cui al D.M. 5/02/98 e destinati in modo effettivo ed oggettivo all’utilizzo nei cicli di consumo, non sono sottoposti al regime dei rifiuti e pertanto possono essere liberamente commercializzati". Per tale motivo "l’utilizzo del compost avente le caratteristiche indicate negli allegati alla Legge 748/84 e s.m.i., non è sottoposto ad alcuna autorizzazione in materia di gestione dei rifiuti». Insomma, il contadino può utilizzare liberamente il compost se questi è prodotto secondo dalla legge. Se poi questo prodotto sia compost di qualità, come ricorda l’assessore provinciale all’ambiente Angelo Paladino, non lo verifica gli uffici della Provincia ma eventualmente l’Arpac. L’operazione del Noe ha portato in provincia di Salerno oltre ai 16 fermi di pg, a sequestri di terreni e di autocarri.