SPECIALI

Ass. Ya Basta e Global Project

L’altro Ecuador

Una settimana tra i movimenti sociali ecuatoriani

Giovedì 30 agosto 2007

di Vilma Mazza, Marco Giusti, Associazione Ya Basta
e Matteo Dean, Global Project Messico

In un paese coinvolto nella fase attuale dall’organizzazione dell’Assemblea Costituente, lanciata dal neopresidente, Rafel Correa, abbiamo percorso una parte dell’Ecuador che non cerca i riflettori e le telecamere del momento politico ufficiale, ma che piuttosto fa movimento e costruisce, ogni giorno, l’altro Ecuador, quello indigeno, quello che ridiscute lo sfruttamento delle ingenti risorse naturali, quello che si autorganizza e costruisce autonomie possibili, quello che cerca spazio ed agibilitá nel main speech filogovernativo che parla, invece, di socialismo del XXI secolo.
Abbiamo scoperto un Ecuador che coscente ed orgoglioso delle mobilitazioni degli anni passati, oggi si trova a dover fare una scelta di campo, tra la proposta neosocialista di Correa - ed alleati, interni ed esteri - e la possibilitá di sperimentare spazi pubblici al di fuori della sfera apparentemente onnicomprensiva proposta dalla’Assemblea Costituente.
Il prossimo 30 settembre vi saranno elezioni per la composizione della Costituente, che si insedierá in dicembre. Nella zona orientale del paese, la regione ammazzonica, principalmente indigena, nella Sierra centrale, indigena ed urbana e nella zona costa, contadina, turistica e commerciale, esiste un caleidoscopio di realtá, messe in rete, che cercano un altro futuro.
Con loro siamo stati.

Venerdí 17 agosto

Incontriamo Manuela Garcia, attivista di Serpaj. Ci racconta la campagna contro la presenza della base militare americana presso il porto di Manta, sulla costa ecuatoriana. La base esiste da diversi anni ed é stata oggetto della Conferencia Internacional por la Abolición de las Bases Militares extranjeras che si é realizzato tra il 5 e il 9 marzo 2007 in Ecuador. Il nuovo presidente Correa, ha annunciato che non rinnoverá il contratto con gli Stati Uniti (che scade nel novembre 2008) per protrarne la presenza. Ciononostante, la battaglia perché le truppe americane abbondonino l’Ecuador continua.
-  [ audio 01 ]

Manuela ci racconta le conseguenze della militarizzazione del territorio, la campagna sull’obiezione di coscenza e il ruolo di Serpaj in Ecuador.
-  [ audio 02 ]

Sabato 18 agosto

Siamo a Manta. In porto é attraccata una delle due navi ospedale della flotta americana nel Pacifico. In televisione, i servizi televisivi spiegano i benefici di questa visita che permetterá a molti ecuatoriani di ricevere cure adeguate a malattie curabili. La campagna mediatica per presentare favorevolmente la presenza statunitense a Manta non cessa.
Peró oggi a Manta si conclude anche la lunga carovana in difesa del Parco dello Yasuní, un esteso parco naturale protetto che si trova nell’oriente del paese, in piena selva amazzonica.
La carovana é solo il momento piú visibile di una lunga campagna e mobilitazione che non comprende solo lo Yasuní e che pone al centro del dibattito politico nazionale il tema ambientale e la difesa delle risorse naturali. Un tema che sta attraversando i diversi settori politici dell’Ecuador, irrompendo nel contesto della Costituente e imponendo il dibattito sul modello di sviluppo che il nuovo governo dovrá applicare.

Il parco dello Yasuní é attualmente oggetto di progetti di sfruttamento petrolifero, facente parte del cosidetto Bloque 23, secondo la suddivisione del tutto arbitraria fatta da governo e multinazionali. La societá civile ecuatoriana si é mobilitata perché le multinazionali petrolifere non entrino nel territorio protetto. Ce ne parla Esperanza Martinez, portavoce di Acción Ecológica.
-  [ audio 03 ]
-  [audio 04 ]

Le multinazionali del petrolio minacciano la vita delle popolazioni indigene "non contattate".
-  [ audio 05 ]

La presa di posizione ufficiale del Presidente Correa rispetto alla salvaguardia del Yasuní irrompe nello scenario politico nazionale, in vista dell’Assemblea Costituente.
-  [ audio 06 ]

I piani energetici del governo in Ecuador si inserisce nel piano continentale di sfruttamento petrolifero.

-  [ audio 07 ]

Esperanza ci offre il suo punto di vista sul ruolo che i movimenti sociali possono giocare nello scenario sinora descritto.
-  [audio 08 ]

Infine, Esperanza descrive il ruolo dell’AGIP, multinazionale italiana, l’unica tra le imprese straniere presenti in Ecuador ad avere un contratto di prestazione di servizi in favore del governo e non di sfruttamento diretto. Dopo l’esperienza della Texaco (oggi ritirata dall’Ecuador e dal 1995 sotto processo per i disastri ambientali causati e i danni provocati alla popolazione locale) le multinazionali del petrolio cambiano strategia. Cambia la formula, la sostanza rimane la stessa.

-  [audio 09 ]

Domenica 19 agosto

Arriviamo a Quevedo, agglomerato urbano nella zona chiamata "provincia de los rios". Come si comprende dal nome, questa zona, principalmente agricola, é ricca di fiumi e corsi d’acqua. Zona politicamente in mano al excandidato presidenziale per il partito social-cristiano, Noboa, oggi é teatro nche della resistenza contadina e non contro la costruzione dell’ennesima diga.
Dopo la tragica esperienza della costruzione della mega diga di Daule Peripa che ha innondato migliaia di ettari coltivabili e rovinato la vita a 250 comunitá (per un totale di circa 100mila persone), oggi il governo propone la costruzione di un’altra mega diga, il progetto Baba. Con la partecipazione di imprese multinazionali (comprese le italiane Ansaldo e Impregildo), il progetto prevede l’innondazione di altre migliaia di ettari, non per produrre altra energia, bensí per fornire piú acqua al fallito progetto di Daule.
La popolazione locale si sta organizzando e da alcuni anni sta riuscendo a bloccare i lavori, ponendo in evidenza che non quando si parla di devastazione ambientale, il petrolio non é l’unica causa. L’acqua e il suo sfruttamento si pongono al centro dello scenario.
A Quevedo ci riceve’no presso il Centro Cantonal Agricola de Quevedo, dove ci ricevono i militanti di Agua, Tierra y Vida, membri del Coordinamento Contro le Dighe. In un’atmosfera assembleare, German, Sandra, Angel (della zona di Daule) ed altri compagni, ci raccontano la storia del Progetto Baba.
-  [ audio 10 ]

La storia e la funzione del Centro Agricola.
-  [ audio 11 ]

-  [ audio 12 ]

Perch[e e come si organizza il Coordinamento Contro le Dighe.

-  [ audio 13 ]

La protesta contro Baba si alimenta dell’esperienza di Daule Peripa.
-  [ audio 14 ]

La lotta a Patricia Pilar, principale localitá attorno al bacino del Baba, discute la relazione con il processo dell’Assemblea Costituente. La fiducia verso Correa e il ruolo del ex ministro dell’energia Acosta, i lavori che non si fermano (nonostante le dichiarazioni ufficiali), un difficile contesto giuridico che dovrá essere modificato in sede Costituente, il tema dell’acqua, Correa che propone candidati locali coinvolti nella repressione degli anni passati.
-  [ audio 15 ]

Il movimento cerca di articolarsi con altri gruppi, i principale dei quali Agua, Tierra y Vida. Angel racconta l’esperienza di Daule Peripa e Miguel ci illustra i sorprendenti dati di un progetto che ha devastato l’ambiente e non é servito a produrre l’energia prevista. Per questa ragione, il movimento propone "auditar" le spese dei megaprogetti idrici in Ecuador.
-  [ audio 16 ]

Lunedí 20 agosto
Ritorniamo sulla costa, nella regione di Manabí. Qui arriviamo a Salango, piccola localitá di pescatori e contadini.
Sulla declamata "Ruta del Sol", la strada costiera che percorre la costa ecuatoriana, Salango é al centro di un megaprogetto di speculazione turistica. La comunitá resiste e costruisce alternative, per crescere e difendere la proprietá collettiva della terra (definita giuridicamente "comuna"). Un processo che mescola riappropriazione del governo locale e proposta di progetti alternativi.
Tutto é iniziato con l’arrivo di un cittadino svizzero, Patrik Bredtahuer, ex presidente dell’impresa nazionale Cementos Nacionales ed attuale azionista della multinazionale costruttrice Holcim (che ha comprato Cementos Nacionales). Bredtahuer, con soldi e influenze, ha acquistato illegalmente diversi chilometri di costa per poter realizzare megaprogetti turistici. La comunitá di Salango non é d’accordo: ha destitutito l’autoritá locale (cabildo) ed ha stabilito un’autoritá autonoma che rivendica l’identitá indigena (come pueblo manta), riconosciuta dal Codempe (l’autoritá statale indigena, istituita dal governo), che si dedica non solo a resistere alle influenze ed abusi della multinazionale svizzera, ma anche a costruire, quotidianamente, progetti alternativi di sviluppo comunitario: museo comunitario, turismo comunitario, centro di ricerca, produzione agricola.
Ce ne parla Alfredo Acuña, vicepresidente del Consiglio di Governo di Salango.
-  [ audio 17 ]
-  [ audio 18 ]
-  [ audio 19 ]
-  [ audio 20 ]

Salango sperimenta il governo autonomo della comunitá.
-  [ audio 21 ]
-  [ audio 22 ]
-  [ audio 23 ]
-  [ audio 24 ]
-  [ audio 25 ]

Infine i progetti promossi dal Consiglio di Governo di Salango, tra i quali il turismo comunitario.
-  [ audio 26 ]
-  [ audio 27 ]
-  [ audio 28 ]

Martedí 21 agosto

Siamo di nuovo a Quito. La cittá ci riceve con il sole, ma il fresco vento della sierra ci obbliga a coprirci con un maglione. Sembra che la miglior stagione dell’anno sia dicembre o giú di lí.
Incontriamo nel pomeriggio Blanca Chancoso, figura di riferimento e "senatrice" del movimento indigeno ecuatoriano riunito nella CONAIE. Il movimento indigeno ecuatoriano é oggi forse il movimento piú forte ed organizzato in Ecuador. Nonostante il momento basso che oggi vive, ammesso da Blanca, la CONAIE comunque rappresenta il nodo attorno al quale sono girati gli eventi in Ecuador negli ultimi quindici anni: ribellioni, manifestazioni massive, ben cinque governi caduti sotto la spinta indigena. Inoltre la CONAIE produce discorso e senso altro rispetto la democrazia elettorale che oggi esprime un governo di sinistra che parla di socialismo del nuvo secolo. E forse per questo, ammette, Blanca il movimento indigeno é un po’ in difficoltá, dopo aver scomesso sulle elezioni proponendo il presidente attuale della CONAIE, Luis Maca, che ha ottenuto uno scarso 1%.
Ma il movimento non si arrende, al contrario. Blanca Chancoso ci riceve presso la sede della Escuela de Formación de Mujeres Liederes "Dolores Cacuango", di cui é la direttrice.
Blanca ci racconta la fase attuale del mvimento indigeno in Ecuador.
-  [ audio 29 ]

Blanca ci spiega gli obiettivi della "plurinazionalitá".
-  [ audio 30 ]

Il processo della Assemblea Costituente e la passata partecipazione elettorale, dal punto di vista indigeno.
-  [ audio 31 ]

Un futuro possibile per il movimento indigeno.
-  [ audio 32 ]

Infine, uno scambio di punti di vista tra Blnca Chancoso e Ya Basta.
-  [ audio 33 ]

Mercoledí 22 agosto

Siamo ancora a Quito. Presso la sede di Acción Ecológica, ci riceve Franklin Toala, indigeno sarayaku. I Sarayaku sono una nazionalitá indigena ecuatoriana che vive ai margini della zona occidentale del paese, la Amazzonia. Intervistiamo Franklin, perché Sarayaku é tra le poche nazionalitá indigene in Ecuador a poter vantare un processo di resistenza efficace ed reale contro l’incursione economica promossa dalle multinazionali del petrolio. Un’esperienza quasi unica che dal 2003 tiene in scacco la sete di petrolio di numerose imprese straniere che vogliono metter mano sugli ingenti giacimenti presenti in territorio Sarayaku.
Franklin ci racconta come tutto é cominciato, quali sono state le conseguenze nella vita comunitaria tra i sarayaku, il ruolo del governo e del processo costituente, la presenza delle multinazionali petrolifere (tra le quali l’Agip) e come le comunitá si organizzano.
Franklin racconta la sua e loro esperienza e ci guida nel panorama complesso e infame dello sfruttamento delle risorse naturali e degli abusi verso le popolazioni indigene in Ecuador.
-  [ audio 34 ]
-  [ audio 35 ]
-  [ audio 36 ]

Conosciamo anche Boris, compagno di Indymedia Ecuador. Lui ci descrive il panorama del movimento urbano di Quito. Non c’é molto, afferma, gruppi, collettivi estremamente identitari (punk, hip hop, anarchici, ecc.) che realizzano lavoro politico locale un po’ai margini del dibattito nazionale e cittadino. Godono di alcuni spazi, occupati temporalmente o dati in uso dalle autoritá locali, ma non vi é un percorso alla ricerca di spazi sociali aperti alla comunitá urbana.
Indymedia Ecuador nasce cinque anni fa. Grazie all’aiuto giunto dagli Stati Uniti (da Indymedia), dopo la realizzazione dell’Incontro Internazionale contro il Plan Colombia realizzato proprio in Ecuador, alcuni compagni di Quito decidono lanciare Indy Ecuador. Ma poi divisioni e allontanamenti riducono l’iniziale gruppo a quello attuale, una decina di persone che comunicano dal basso, l’altro Ecuador.
Un fatto che ci ha colpito e che Boris ci narra, é la presenza a Quito di gruppi neonazi. Presenti sopratutto nelle zone marginali del nord della cittá, gruppi come la Legione Bianca perdono il loro tempo attaccando attivisti e indigeni in cittá. Anche per questo, il 23 maggio scorso si é svolta a Quito una manifestazione antifascista.

[ Torna su ]

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «