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Bologna - Spazi in Movimento

Verso la manifestazione di Sabato 6 Ottobre

Bologna - Martedì 2 ottobre 2007


Sabato 6 Ottobre si terrà a Bologna la manifestazione indetta dal Laboratorio Occupato Crash, che andrà a toccare temi nazionali come la legalità, gli spazi sociali e le politiche securitarie. E’ un momento importante per la presa di parola di quelle realtà di movimento che da sempre rappresentano un cuore vivo della città e che hanno ricevuto da questa amministrazione solo repressione e sgomberi.

Il clima che si sta creando a Bologna non è più un’anomalia specifica del territorio bolognese. Da un laboratorio personale di astruse sperimentazioni sul tessuto sociale bolognese, da un modello amministrativo applicabile ovunque a una lacerazione reale che si sta estendendo alla regione emiliano romagnola e a tutte le metropoli d’Italia. Con Giuseppe del Laboratorio occupato Crash alcune considerazioni sull’appuntamento di sabato.
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Con Manila del Laboratorio Paz di Rimini alcune considerazioni sul modello di governance che caratterizza la metropoli Emilia Romagna e che lega i percorsi degli spazi sociali da Rimini, a Bologna fino alla nuova esperienza di Parma, passando dal tentato agguato fascista ad opera di Forza nuova. "Crediamo sia necessario articolare un discorso intorno agli spazi sociali che punti alla difesa comune degli stessi e non solo da parte degli attivisti ma più in generale di tutte quelle persone che non smettono di pensare e che si rendono conto che queste politiche legate alla sicurezza non fanno altro che produrre insicurezza e colpire le forme e gli stili di vita".
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L’esperienza bolognese va letta dentro un contesto europeo sensibile alle emergenze che provengono dalle eccedenze che ogni metropoli contiene. Lo facciamo con Marcello Tarì di Uninomade partendo dall’esperienza di Ungdomshuset a Copenaghen, che proprio il 6 ottobre in contemporanea con la manifestazione di Bologna si prenderà uno spazio e allargando il discorso su quello che significa inserire degli spazi “altri” nelle nostre metropoli, inceppando il flusso di controllo sempre più diffuso nei territori.
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Siamo in uno scenario in cui il paradigma securitario si configura non solo negli attacchi agli spazi sociali e alle forme di autorganizzazione, ma con un’ambivalenza: da una parte il proliferare delle forme di controllo e delle politiche securitarie, dall’altra la costante precarizzazione delle esistenze. Ne abbiamo parlato con Ilia del Collettivo Universitario C38 di Bologna.
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Siamo di fronte ad un tentativo di gestire lo spazio metropolitano senza considerare la molteplicità delle forme di vita che lo abitano, che lavorano e producono o semplicemente che lo vivono. Renato di Antagonismo Gay Bologna spiega perché questo modello è assolutamente insostenibile e fallimentare. “Dettato dalla necessità che ha la politica di legittimarsi andando a cogliere la “pancia” ed escludendo il suo ruolo di mediazione sociale tra le differenze. Aggredendo invece tutte le realtà che lavorano sulle complessità e sull’autoaffermazione”.
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Rispetto alla presa di posizione decisa delle amministrazioni comunali sul tema della sicurezza, sulla repressione delle forme di vita che va prendendo corpo nelle nostre città e sulla percezione dell’insicurezza da parte dei cittadini, abbiamo sentito il parere di Giuseppe Mosconi, sociologo e docente si Sociologia del diritto all’Università di Padova.
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