RASSEGNA STAMPA

Fonte: Il Gazzettino di Venezia 14.10.07

Al Comune piace il no-global che occupa

Venezia: i disobbedienti nei Magazzini del Sale, l’assessore giudica «molto interessante» il progetto

Venezia - Domenica 14 ottobre 2007

L’opposizione sul piede di guerra chiede le dimissioni della responsabile della Cultura. Polemici anche altri assessori della giunta Cacciari

Dopo averli occupati i no-global del Centro sociale Morion hanno anche ottenuto la benedizione del Comune di Venezia e in particolare dell’assessore alla cultura Luana Zanella. Si tratta degli storici Magazzini del Sale, alle Zattere, spesso luogo di mostre e iniziative culturali anche della Biennale. Dopo l’occupazione, i disobbedienti del Morion hanno presentato un progetto per «dare spazio alla creatività». Tutto era nato da una concessione temporanea di tre giorni per una mostra, poi gli organizzatori avevano deciso di non restituire le chiavi al Comune e occupare i Magazzini . Mentre scoppiavano le polemiche, non solo da parte dell’opposizione - che ha chiesto le dimissioni dell’assessore - si arrivava ad un incontro, al termine del quale è stato stabilito che i "no-global" potranno rimanere. Nel frattempo però le chiavi del Magazzino non sono state più restituite al Comune, ma per la Zanella, questo non è un dramma.


Dalla mostra all’occupazione no-global. È polemica a Venezia sul caso del gruppo di giovani del centro sociale Morion responsabili dell’occupazione di due degli antichi magazzini del sale della Serenissima, a due passi da quel museo d’arte contemporanea che Pinault sta realizzando a Punta della Dogana. Dopo averli ottenuti in concessione per un’esposizione autorizzata, i giovani no-global avrebbero dovuto restituire le chiavi al Comune. Ma non l’hanno fatto e così la storica struttura risulta a tutti gli effetti occupata abusivamente. A scatenare la polemica contribuisce l’annunciata "benedizione" dell’atto da parte del Comune, che si appresterebbe a dare via libera al progetto proposto dal gruppo: uno spazio per "creativi" gestito direttamente dagli occupanti. La formalizzazione della concessione temporanea dovrebbe essere questione di giorni, i diretti interessati ci scherzano su: «Le nostre mostre faranno paura a Pinault». È già si preannuncia battaglia, con il centrodestra pronto a contestare la "legalizzazione" dell’atto illegittimo compiuto dai giovani del Morion.

La storia comincia una decina di giorni fa, quando il gruppo ottiene la concessione dei due magazzini per una mostra che dovrebbe durare tre giorni: "Lost in production", con street art, stencils, video, musica sperimentale. Al termine della manifestazione i giovani decidono di restare ai magazzini e non riconsegnano le chiavi al Comune. Le opposizioni di centrodestra si indignano per i "modi da Morion", arrivano a chiedere anche le dimissioni dell’assessore alla Cultura, la verde Luana Zanella, ma a storcere il naso è anche qualche assessore. C’è il problema della vicina Accademia di Belle arti, a cui è stato concesso uno dei due magazzini e che ha urgenza di depositarvi del materiale per poter iniziare l’attività didattica. L’altro giorno, però, lo scoglio viene superato dopo un incontro a tre, tra Comune, Sale e Accademia. La scuola avrà accesso al magazzino per depositarvi il suo materiale, poi insieme ai giovani potrà utilizzarlo, in una sorta di cogestione. In quell’occasione il Sale presenta anche il suo progetto per un uso continuativo dei magazzini. Un progetto che ieri sia l’assessore Zanella che il dirigente all’assessorato alla Cultura Giandomenico Romanelli hanno promosso. «Il progetto del gruppo è molto interessante», spiega Romanelli che immagina già una sorta di «campus allungato della contemporaneità, che dai Giardini di Castello arriva fino a San Basilio»: con la Biennale, il futuro museo di Pinault a Punta della Dogana, i magazzini del Sale, l’Accademia di Belle arti, la Guggenheim, Palazzo Grassi, l’università delle arti a San Basilio.

I no-global sono intenzionati a non restituire le chiavi, ma l’assessore non ne fa un dramma. «Spazi in città ce ne sono - premette - e va offerta un’opportunità in più ai giovani che vivono la città, alle espressioni del territorio. Questo anche a costo di rischiare, che è il prezzo del cambiamento. Non voglio continuare nel solito tran tran, continuando a tenere tutto chiuso».

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