Quattordici denunciati, sei capi d’accusa, una lotta vinta: è questo ciò che rimane della stagione di mobilitazioni studentesche dell’anno scorso, quei mesi da settembre a dicembre del 2006 in cui gli studenti delle superiori hanno reclamato a gran voce “reddito contro la precarietà!” nella veste dell’ormai noto Tesserino studentesco. Dopo i tavoli di trattativa col Comune, Studenti in Movimento aveva ottenuto forti sconti a teatro e sui prezzi degli abbonamenti dell’autobus per tutti i giovani fino ai 27 anni. Una lotta per tutti, che aveva aperto le contraddizioni nel paternalismo e nell’arroganza dell’Amministrazione Comunale, che ha iniziato ad affermare l’autodeterminazione studentesca in merito alla propria condizione di vita (esattamente quello che oggi sta succedendo nella lotta contro Fioroni) e che ha messo in discussione la mercificazione dei saperi (da oggetti di consumo a libero flusso condiviso). Era possibile che di fronte a questa lotta che ha aggregato, messo in comunione esperienze, speranze e desideri di tanti giovani, che si è data forme di resistenza creative e propositive all’insopportabile peso della precarietà degli studenti non arrivasse l’ora della repressione? In questi giorni infatti sono stati notificati 14 avvisi di garanzia riguardanti una delle tante iniziative per il Tesserino. Era l’11 novembre 2006, un sabato: Studenti in Movimento stava provando a proiettare in modo pubblico e gratuito in Piazzetta della Lega il film “The departed” davanti al cinema in cui era in cartellone. L’arrivo prima dei vigili e poi della polizia impedirono la buona riuscita dell’iniziativa che stava per essere svolta: tutori di un ordine che ci vuole precari e rassegnati, Digos&C. hanno circondato l’iniziativa, minacciando rappresaglie giudiziarie. Davanti a queste condizioni alcuni attivisti del Centro Sociale Crocevia, casa anche di Studenti in Movimento, sono intervenuti per portare aiuto ai ragazzi delle superiori. L’iniziativa si è quindi prolungata in un faccia a faccia tra polizia e noi, che chiedevamo il diritto di manifestare, di portare avanti l’iniziativa e di comunicare perché eravamo lì. Due erano i nodi allora: il costo esagerato dei cinema e il bisogno di rendere accessibile per tutti la cultura in ogni sua forma. Uno è l’architrave delle denuncie oggi: violazione del copyright per scopo di lucro (art. 171ter legge 633 del 1941 – chi era al potere all’epoca?). Notiamo che nulla è stato compreso di quella iniziativa, il cui scopo era eliminare il concetto di “lucro” e di “possesso” da quello di “cultura”. L’assalto poliziesco e giudiziario dimostra come si vogliano colpire le forme di disobbedienza pubblica atte alla condivisione di pratiche ormai assunte da milioni di individui privatamente, come alla cultura non possa essere data altra forma che quella del codice a barre, della merce consumata e gettata all’interno di quel sistema di produzione archeologico chiamato “cinema”. Si creano luoghi inaccessibili per poter “consumare” il film, protetti e privilegiati dall’assalto ribelle dei nostri bisogni pirati. La gente si difende dall’industria cinematografica scaricando i film che non avrebbe potuto vedere; gli sceriffi del copyright hanno invece il compito di difendere il privilegio, di impedire che la potenza dei saperi possano rientrare nel circolo della condivisione, trasformandosi nel sapere della resistenza e nella resistenza del sapere. Sapere e resistenza sono gli elementi in grado di scardinare l’omologazione e la degenerazione della cultura in acritico intrattenimento regolato dal mercato, rimettono in moto dal basso il flusso creativo del sapere, ricreano le condizioni condivise per continuare le nostre lotte contro la precarietà delle nostre vite, per ricominciare a immaginare il nostro futuro a partire dalla negazione di questo eterno presente oppressivo. Con queste denuncie si vuole colpire chi non è rassegnato a essere precario, si vuole marchiare a fuoco il movimento studentesco. Il sapere della resistenza però è ciò che ci fa reclamare reddito, che non ci fa spaventare davanti alle denunce e che vive e cresce nelle nostre lotte. Quattordici denunciati, sei capi d’accusa, ma quella lotta vinta è la speranza per cui continueremo a sperimentare forme di sapere ribelle all’urlo di COPYRIOT, NO COPYRIGHT!
STUDENTI IN MOVIMENTO
CSOA CROCEVIA