di Antonio Musella
Perdersi nelle infinite statali a Nord di Napoli non e’ difficile. Un intreccio di statali cosparse da discariche abusive ai bordi della carreggiata, poche indicazioni, e numerose uscite per ogni paese attraversato. Paese? Una definizione fuori posto. Più che avvicinarsi al senso del pueblo spagnolo, la cinta metropolitana della città di Napoli ci insegna la definizione di metropoli da queste parti. I flussi di merci e persone viaggiano su strade ben precise costruite a ridosso di Napoli e costeggiando l’Autostrada del Sole. La metropoli Campania, che vede in Napoli il centro nevralgico dell’esercizio del dominio ma dissemina i suoi raggi in un perimetro con dentro 6 milioni di abitanti. Dal centro direzionale di Napoli, sede delle direzioni centrali delle grandi multinazionali e del potere politico in Campania partono a 360 gradi le direzioni delle infinite strade statali, quelle percorse ogni giorno dai flussi commerciali. Dal porto di Napoli, che vede la concessione di decine di chilometri quadrati alla Repubblica Popolare Cinese per garantire lo sbarco e la partenza dei container provenienti dall’Asia, le statali percorrono direzioni che ai più sembrerebbero senza senso.
In Campania in tessuto industriale è ormai scomparso, fatto salvo per il polo tessile alle falde del Vesuvio all’interno della cosiddetta zona rossa a rischio terremoti, e dei piccoli poli periferici come le concerie tra la Provincia di Avellino e quella di Salerno.
Il polo agricolo, un tempo fiore all’occhiello della vocazione produttiva della Campania, che si estende dal fiume Garigliano fino a Napoli é stato oggetto di una trasformazione negli anni che é paradigmatica della diversificazione dei flussi commerciali nella metropoli campana.
La statale numero 7 ha infinite diramazioni, la 7 bis, la 7 ter e la 7 quater. La ss 7 bis viaggia dalla città verso l’intreland attraversando la provincia di Caserta e toccando il polo commerciale del Cis di Nola e quello degli orefici del Tarì, fino ad intersecarsi con la Statale Appia che porta a Benevento. La ss 7 ter viaggia dalla città fino ai paesi vesuviani, al polo tessile ed alle piccole fabbriche che continuano a sopravvivere a Est della città fino ad intersecarsi con i raccordi con Avellino ed il raccordo autostradale Avellino – Salerno. La ss 7 quater invece parte dalla fine della tangenziale di Napoli ed attraversa tutto il litorale domizio, Varcaturo, Lago Patria, Mondragone, e sempre diritto... come tutte le strade porta fino a Roma.
Se a questa conformazione urbanistica si associa il meccanismo del mercato del mattone e dei fitti che ha messo in moto un processo di espulsione dei soggetti sociali non garantiti dalla città verso i comuni a Nord, capiamo come le definizioni di città e di paese lasciano il tempo che trovano, così come l’idea che la metropoli possa essere contenuta tutta all’interno del confine del Comune di Napoli. Merci e persone attraversano un area immensa, da un lato verso la città, le attività terziarie, il centro di comando politico ed economico della metropoli, dall’altro, sopra, sotto, ed attraverso, i luoghi commerciali dove le merci trovano alloggio ed i mercati si alimentano. La definizione dei luoghi e’ indispensabile per capire le dinamiche del tessuto sociale metropolitano, capire i meccanismo di dominio e controllo, ed interpretare i conflitti oppure, nel peggiore dei case, l’assenza dei conflitti.
Le merci. Quali merci? Alla depressione delle attività agricola, che continua malgrado ad essere una colonna portante dell’economia da queste parti, dobbiamo necessariamente associare, per poter davvero capire cosa succede in Campania, la dinamica reale dei mercati. Il mercato illegale provoca dei processi di import ed export e di valorizzazione delle merci decine e decine di volte superiore al mercato legale: fatto salvo per le grandi multinazionali della telefonia, dell’energia, ed il particolarissimo mercato del tessile che viaggia in assoluto su vie extralegali tra Cina e camorra nostrana, la scomparsa del tessuto industriale nella nostra regionale ha lasciato un vuoto che é stato coperto da altre merci.
Attorno alle statali numero 7 ci accorgiamo della linea Tav tra Napoli e Roma, ultimo grande affare andato in porto da parte della camorra, milioni di euro per arrivare 15 minuti prima a Roma.
Infondo per capire qual’e’ il centro economico della metropoli campana, al di là dei luoghi classici di esercizio del comando, basta vedere le uscite del dedalo di statali: Casal di Principe, Giugliano, ed ora le vamose varianti dell’Asse Mediano, una specie di grande raccordo anulare intorno alla città di Napoli, hanno anche le uscite Scampia e Secondigliano.
Quali merci dunque sono il vettore principale dell’economia della metropoli campana: accanto al mercato del tessile che ha una sua dimensione "parallela" gestite interamente dalla camorra, la droga e la monezza sono le merci principali.
Se si prende l’Asse Mediano da Scampia non si può fare a meno di notare che in ogni piazzola di sosta cosparsa di rifiuti c’é una macchina parcheggiata con due o più tossici che si fanno di una delle infinite varietà di droghe pesanti che il mercato di Scampia offre, e che dal Comune di Napoli rifornisce i consumatori di tutta la Regione.
Ma la monnezza in questi anni e’ diventato un business incredibile da far viaggiare su quegli assi autostradali pensati per la produzione della mozzarella e della mela annurca e che oggi rimarrebbero senza nemmeno un tir che le attraversa.
Ed e’ normale che a seconda del vettore economico e commerciale si stabilisce qual’e’ il polo che ridistribuisce la ricchezza in una regione con 140.000 famiglie al di sotto della soglia di povertà.
Tra il dedalo delle statali numero 7 parte una diramazione dell’Asse Mediano, la ex statale 162 la strada della monnezza.
Dalla statale 7 quater, prima del Lago Patria, e prima dello svincolo per Grazzanise che porta al Comune di Santa Maria la Fossa dove dovrebbe sorgere il secondo inceneritore della Campania, parte lo svincolo per la ex statale 162. Le sue uscite ripercorrono il ciclo dei rifiuti in Campania con le fasi ad ordine sparso, e per non essere da meno nemmeno nell’immaginario, questa statale e’ cosparsa di rifiuti ai bordi della carreggiata, rifiuti solidi urbani, rifiuti pericolosi, animali morti chissà come e chissà quando.
L’uscita Oleandro ci porta in prossimità di Via Ripuaria nel Comune di Villaricca, una delle ultime discariche nel 2007, ormai satura e piena di percolato, ovvero quel liquido inquinante prodotto dai rifiuti solidi urbani quando non viene fatta la separazione tra secco ed umido. Nella discarica di Via Ripuaria mentre di notte facevano finta di aspirare il percolato per poi mandarlo al depuratore di Nocera Inferiore (Sa), la notte dalle due in poi annaffiavano letteralmente la discarica con il percolato, quello della mattina e quello proveniente da altre discariche. Nell’estate del 2007 una visita dell’allora commissario straordinario all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso sollecitato dai comitati in difesa della salute e dell’ambiente di Giugliano – Qualiano – Villaricca, vide un blitz di un attivista che gettò una pietra di terra in quella che sembrava una vasca piena di terriccio. La pietra affondò visto che tutto l’alveo della discarica si era riempito di percolato.
La seconda uscita della ex statale 162 Glicine – Teorema, ci porta all’interno del Comune di Giugliano in Campania, ed appena usciti ci si immette in Via Santa Maria a cubito Strada Provinciale 58. Seguendo la SP 58 si arriva al tristemente famoso deposito di ecoballe di Taverna del Re tra il Comune di Giugliano (Na) e quello di Villa Literno (Ce), 5 milioni di tonnellate di ecoballe che non potranno mai essere smaltite in quando sono state considerate dalla magistratura semplice immondizia tal quale ricoperta da chellophan invece che Combustibile da Rifiuto. Ma questa e’ un’altra triste storia.
La seconda uscita nel Comune di Giugliano e’ all’altezza di Casacelle proprio in prossimità di Via 3 Ponti di Parete la strada che porta pressappoco all’impianto di Cdr di Giugliano.
Proseguendo questo insano tour e’ possibile imbattersi nel menome dei cosiddetti roghi. Le strade tra Napoli e Caserta di giorno e di notte sono disseminate di roghi, incendi che bruciano anche di giorno. Roghi di monnezza ovviamente. La camorra paga 50 euro a incendio per bruciare qualsiasi cosa, rifiuti speciali, suppellettili, copertoni, tutto ciò che deve essere smaltito. L’uscita della ex 162 Sant’Antimo – Melito e’ nota per la presenza costante dei roghi. Percorrere questa strada in moto e’ come avvelenarsi: bruciori alla gola, lacrimazione degli occhi, conati di vomito, sintomi chiari di una popolazione che convive con i veleni.
La statale della monnezza attraversa i Comuni di Arzano e Cardito dove sopravvive un piccolo polo di fabbrichette e la sola azienda per il riciclo del "rifiuto grigio", quello derivato dai computer e simili, della Provincia di Napoli.
All’intersezione con la strada provinciale 453 si arriva in prossimità dell’impianto di Cdr di Caivano, uno dei 7 impianti declassati dalla magistratura a semplici impianti di tritovagliatura e che si trovano al centro dell’inchiesta che coinvolge i vertici della Fibe a cominciare da Paolo e Piergiorgio Romiti ed il governatore Bassolino.
Attraversato il Comune di Afragola arriviamo allo svincolo per il centro commerciale "Le Porte di Napoli" gestito dalla Lega Coop, il più grande del Sud Italia, teatro di una delle più grandi iniziative di autoriduzione nel nostro paese degli ultimi anni. Nel 2004 centinaia di studenti, precari e disoccupati tennero in scacco l’Ipercoop per un giorno intero intavolando una trattativa per la riduzione dei prezzi del 50% nella IV settimana di ogni mese. L’iniziativa si concluse con una donazione di generi di prima necessità da parte della direzione dell’Ipercoop. Per quella iniziativa 9 attivisti napoletani sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi con l’infamante accusa di estorsione.
Prima di arrivare alla zona ASI di Nola in prossimità del CIS il più grande snodo commerciale del Sud, arriviamo finalmente allo svincolo di Acerra.
Acerra Montefibre verso l’industria chimica gestita dalla Fibe che ha devastato per venti anni le campagna di Acerra e dintorni, e poi l’uscita Acerra e quella Cancello che immette direttamente sulla strada Strada Provinciale 498 che prima di arrivare in località Gaudello nel Comune di Cancello vede una stradina di campagna giungere fino alla località Pantano.
Alzate gli occhi, ci sono tre camini, e’ il mega inceneritore di Acerra. Dietro in secondo piano il camino della Montefibre.
Il tour e’ finito, anche se potrebbe continuare, visto che dalla ex statale 162 superato lo svincolo di Nola e raggiunta la SS 268 a Somma Vesuviana si arriva fino a Terzigno, Comune interessato dal decreto del governo Prodi sull’apertura di 4 nuove mega discariche in Campania.
Acerra forse non e’ il capolinea, ma insieme a Giugliano, Villa Literno, Caivano, Castelvolturno rappresenta il comune più inquinato della Regione più inquinata d’Italia.
La Campania rappresenta oggi il 45% del territorio inquinato in Italia, i dati del OMS ci raccontano di Acerra come una Chernobyl italiana. 83% in più di malformazioni neonatali, 29% in più di tumori al fegato, media di moratlità di tumore 30 volte superiore alla media, presenza di diossina nel sangue degli abitanti 300 volte superiore alla media. Tutto questo prima ancora che apra il mega inceneritore di Acerra che brucerà 2.000 tonnellate al giorno di rifiuti producendo 700 tonnellate di scorie da smaltire e liberando nell’aria nanoparticelle, furoni e diossina per un raggio di 15 Km (9 Km dal Comune di Napoli).
Tutto ciò non e’ uno stradario romanzato, e nemmeno una mappatura della monnezza in Campania (visto che bisognerebbe allargarla a dismisura) ma la dimostrazione la trasformazione della "monnezza in oro" ha rappresentato la trasformazione dell’economia e dei flussi produttivi nella metropoli campana. Le merci vecchie come i prodotti agricoli sono state sostituite da quelle nuove come la monnezza, e le due merci hanno un nesso che li lega ed e’ la diossina. La diossina infatti si trasmette per catena alimentare, inquina la terra, rende inquinati i prodotti agricoli ed arriva all’uomo direttamente tramite le nostre tavole.
A Vicenza presso il Presidio permanente No Dal Molin, al termine di una iniziativa di approfondimento sulle lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania una signora di mezza età mi disse che non avrebbe mai più comprato la mozzarella di bufala, ed in questa genuina affermazione ci sta tutta la trasformazione delle attività produttive nella nostra regione, se a ciò ci aggiungiamo che l’avvelenamento quotidiano dei cittadini della Campania e’ dovuto anche all’immondizia della signora di Vicenza e degli scarti industriali del maggiore vettore economico del nostro paese che e’ il Nord-Est il cerchio sembra chiudersi.
La signora non mangerà più la mozzarella di bufala, ma io non vorrei più respirare i veleni generati dai rifiuti delle industrie che sorgono introno alla casa della gentile signora vicentina.
La lotta per la difesa della salute e dell’ambiente in Campania si sviluppa su una intera metropoli, che non e’ il perimetro della città di Napoli, ma e’ la metropoli Campania.
In questo tessuto si vanno ad inserire i conflitti, la capacità di generare da un insorgenza sociale una comunità ribelle piccola e grande che sia. Cio’ avviene non in un solo luogo come può essere a Vicenza piuttosto che in Val di Susa ma si dissemina sulla metropoli campana anche a chilometri di distanza. Da ciò la capacità delle comunità ribelli di mettersi in rete equivale alla sedimentazione di un percorso conflittuale politico e sociale che altrimenti non si darebbe. A differenza delle lotte per la difesa dei beni comuni che si sono sviluppate intorno ad un luogo specifico e perimetrabile, ciò che avviene in Campania ha molti luoghi, e solo la costruzione di un cervello collettivo, un luogo biopolitico del "comune" ha permesso che le resistenze continuassero a sopravvivere.
Ma anche questa, forse, e’ un’altra storia…..
Vedi anche Seguendo la monnezza - parte uno
Link su GP
Acerra (Napoli), 13 ottobre 2007 - In più di 8.000 contro il piano rifiuti