A distanza di 48 ore dal sucidio a cui sono stati portati i due giovani magrebini nel cpt di Modena, nessun quotidiano dedica spazio a questa notizia.
Un silenzio assordante che fa riflettere sul meccansimo della detenzione amministrativa che, in Italia, dal 1998 ad oggi ha fatto decine di vittime.
Giusto un mese fa davamo notizia di quanto stava accadendo al Cpt di Gradisca dove, durante una carica della polizia, una bimba di otto mesi era finita in ospedale per intossicazione da lacrimogeni.
E quest’oggi, alla luce anche delle ultime vicende, proprio da Gradisca,la città dove si trova uno dei più grandi Cpt d’Italia, arriva un appello affinchè si riapra il percorso di lotta contro il cpt e affinchè il 9 novembre, giornata di sciopero generalizzato contro la precarietà, diventi anche un giorno di azioni, presidi, sabotaggi,sanzionamenti contro i cpt che detengono per i migranti, soggetti estremi della precarizzazione.
Su questo Cristian Massimo.

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Una prima risposta arriva da Bologna teatro lo scorso 3 Marzo di un’imponente manifestazione per l’immediata chiusura dei centri di detenzione e che oggi rilancia sulla necessità di continuare a battersi dopo la fine dell’illusione del superamento di queste carceri per migranti.
Il commento di Gianmarco De Pieri.

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