COMUNICATI

Dipende da noi pt2

Per la costruzione dal basso di una nuova politica sulle droghe

inizio assemblea ore 10.00 presso CSOA Gabrio via Revello 5

Alessandria - Domenica 28 ottobre 2007

Sicurezza, politiche di controllo e proibizione sono ormai paradigmi assodati dei nuovi modelli di governance. Se a livello centrale la politica mostra ancora una volta la pochezza complessiva del quadro istituzionale, è a livello locale, cioè sul governo delle città, che da diversi mesi assistiamo ad un iper-attivismo legalitarista da parte dei sindaci di diverse città governate dal centro-sinistra, impegnati a tracciare le linee guida delle future politiche sociali dell’ormai nato Partito Democratico. Non si tratta di estemporanee campagne terroristiche, ma di azioni strutturali che mirano a consolidare il potere del politico in una delle sue dimensioni principali, quella del controllo nella gestione della metropoli, ragionata e intesa come tessuto sociale da mettere a valore e quindi da normare e governare di conseguenza. E così la diversità, l’alterità diventano immediatamente sinonimo di irregolarità e di improduttività, e quindi caratteristica da cancellare perché irriducibile nel quadro di una metropoli dove ogni attore sociale ha senso se vive orientato e pienamente inserito nella dimensione produttiva della nuova fabbrica diffusa. Un ruolo centrale nella costruzione di questi paradigmi di repressione ed esclusione ce l’ha sicuramente il dibattito su droghe e dipendenze e le politiche repressive che ne scaturiscono. Dopo anni durante i quali le sostanze e i/le consumatori/consumatrici sono stati oggetto di pesantissime campagne di criminalizzazione, oggi il salto di qualità del proibizionismo è notevole: di fronte al fallimento conclamato delle politiche proibizioniste, assistiamo ad un’escalation repressiva che se da un lato rimane ancorata al paradigma penale e affronta le droghe come mera questione di ordine pubblico, si spinge oltre investendo e comprimendo sempre più spesso il concetto stesso di cittadinanza e diritti. Per anni siamo stati impegnati in battaglie che pretendevano la razionalizzazione della questione droghe e dipendenze: abbiamo sostenuto e sosteniamo ancora (forti anche di evidenze scientifiche) che la riduzione del danno e i percorsi di consumo consapevole sono la strada per creare dinamiche inclusive e di avanzamento. La risposta data in generale sul piano della legalità ed in particolare sulla questione droghe è ancora una volta stupefacente e ancorata a presunte “evidenze di ordine morale”: l’unico Diritto che esiste è quello di chi è incluso, ed è un diritto violento che per affermare sé stesso nega tutto ciò che sta al di fuori; in questo contesto ha rilevanza e diritti solo chi decide di abbandonare i propri “comportamenti improduttivi”. Accade così a Torino che anche quando il dibattito istituzionale si sposta su proposte avanzate, come la sperimentazione delle cosiddette “stanze del buco”, il Sindaco Chiamparino si preoccupi di chiarire -prima del dibattito in consiglio comunale che ci sarà nei prossimi giorni- che l’accesso sarà libero soltanto per chi decidesse da subito di entrare in un percorso di recupero, vincolo imprescindibile che finirebbe per snaturare anche un’esperienza che altrove ha prodotto risultati significativi sul terreno della riduzione del danno.

A luglio ci siamo incontrati a Frascaro (AL) presso una delle comunità di San Benedetto al Porto; un incontro dentro la comunità e con la comunità di San Benedetto, un incontro per ripartire da noi tutt* -attivist*, consumatori e consumatrici, operatori e operatrici-, e per tornare a dire che una diversa politica sulle sostanze dipende esclusivamente da noi. Quell’incontro nazionale è stato un primo momento dove realtà diverse e percorsi non sempre sovrapponibili tornavano ad aprire una discussione comune sull’antiproibizionismo come tematica forte di resistenza alle politiche del controllo sociale e di avanzamento sul fronte dei diritti. Molti discorsi sono rimasti aperti, e pensiamo che il ragionamento e la costruzione di iniziative ampie e partecipate debba essere messa in cantiere da subito, con la consapevolezza che l’antiprobizionismo inteso come ragionamento conflittuale su un terreno culturale, politico e sociale, costituisca oggi uno dei nodi imprescindibili per scardinare i paradigmi securitari, partendo dal basso, dalle nostre vite, dai nostri diritti, dai nostri desideri e dalle nostre libertà. Per questo proponiamo a tutt* un appuntamento di discussione a Torino per il 28 ottobre, per affrontare insieme le prossime scadenze e contemporaneamente riaprire ragionamenti collettivi su pratiche antiproibizioniste di conflitto e di radicamento culturale e sociale.

csoa gabrio, torino; csoa terra di nessuno, genova; csoa crocevia, alessandria; cantiere - nesp, milano; cso rivolta, marghera; cso pedro, padova;rete degli spazi autogestiti Venezia Giulia; ubiklab, treviso; cso bruno, trento; cs la realidad, parma; laboratorio paz, rimini; cs aq16, reggio emilia; tpo, bologna; livello 57, bologna; csoa forte prenestino, roma; esc atelier occupato - infoshock sportello antiproibizionista, roma; C.an.na - collettivo antiproibizionista napoletano;

per adesioni:
gabrio@ecn.org
contact@csoagabrio.info

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