COMUNICATI

Verità per Aldo. Il carcere? sicuro da morire!

Lunedì 5 novembre 2007

Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai nei pressi di Perugia con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana.
Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8.15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Se il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante, a Perugia si è costituito un Comitato "Verità per Aldo" che ha deciso di prendere "posizione", di prendersi "spazio e voce". Di raccontare ed agire.
Perché è solamente questa la strada che può condurre ad una verità, che non è una "verità giudiziaria", ma una "verità trasparente", che smascheri chi tenta di insabbiare e che allo stesso tempo difenda le nostre esistenze e le nostre pratiche da abusi, repressioni e pestaggi, "venduti" come atti di legalità.
Una verità che vuole arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi, disinnescare le “paranoie” securitarie che non sono altro che lo strumento attraverso il quale viene indirizzata verso alcuni soggetti, identificati nella figura del migrante, del lavavetri, del writer, del vagabondo, quella carenza di sicurezza che ha invece nell’intermittenza di reddito, nella precarietà della vita, nella incertezza massificata il suo nodo centrale.
L’ondata securitaria, che la governance locale sta da tempo sperimentando in pressoché tutte le città italiane e che da pochi giorni è diventata un indirizzo politico governativo, cerca di colpire quei comportamenti eccedenti che riescono a sottrarsi dai meccanismi di valorizzazione e profitto che regolano le nuove forme della produzione, localizzata da tempo non più nella fabbrica, ma in tutto lo spazio metropolitano.
Autoprodurre canapa, scaricare o condividere film o musica, fotocopiare libri e diffondere orizzontalmente sapere, riversare la propria creatività su un muro cittadino. Sono questi i modi di sottrarre valore ed utilizzarlo per sé o per socializzarlo. E sono questi i comportamenti che vengono perseguiti. In una parola, viene criminalizzata la "normalità", la quotidianità: è questo il passaggio fondamentale che connota tutta la storia del potere in questi anni.
Se la dimensione biopolitica del potere controlla e colpisce la quotidianità, la sua macchina repressiva muove guerra a quella quotidianità che si è fatta movimento e che, soprattutto da Genova in poi, ha rivendicato il suo diritto al reddito, ad una vita non-precaria, ad un mondo non più sotto il controllo della guerra globale permanente, a nuove forme di partecipazione e cittadinanza attiva, ad una democrazia reale.
Un movimento che parte da Genova e che tornerà a Genova perché è qui che il potere ha sferrato il suo attacco più brutale e feroce ed è qui che sta rivelando e rivendicando questa sua natura, con la richiesta dei p.m. genovesi di 224 anni complessivi agli imputati per i fatti del G8.
Ma chi pensa di annientarci credendo di trovare di fronte un blocco monolitico e friabile si sta sbagliando. Noi siamo fluidi e plastici, sappiamo rispondere velocemente. E lo facciamo innanzitutto riprendendoci le piazze e le strade delle nostre città, invadendo quei luoghi della nuova produzione, stupendamente fastidiosi.
Lo faremo il 9 novembre in tutte le città italiane con lo sciopero sociale, il 10 a Perugia per chiedere la verità su Aldo e per demolire i securitarismi, il 17 a Genova per tutti noi.

Sabato 10 Novembre ore 14 a Perugia
Manifestazione Nazionale

Link
http://veritaperaldo.noblogs.org/

Manifesto

CSOA ExMattatoio
Perugia

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