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Mercoledì 21 novembre 2007 19:57 Trento - Acqua potabile per la neve artificiale
Il comitato contro gli impianti sciistici lancia l’allarme
“Siamo di fronte all’ennesimo vergognoso spreco di quello che è forse il bene pubblico più prezioso che abbiamo: l’acqua”. Così afferma Francesca Manzini – attivista del comitato locale che si batte contro la costruzione di nuovi impianti sciistici sull’Altipiano di Folgaria – dopo la notizia dell’inizio dell’innevamento artificiale sulle piste da sci. “Migliaia di metri cubi d’acqua proveniente dai bacini di raccolta (calcoliamo che quelli esistenti abbiano indicativamente una capienza di 80.000 mc) sono già stati "spalmati" sul terreno brullo sotto forma di neve artificiale” – denuncia Francesca, preoccupata però delle conseguenze che può portare un inizio così anticipato della stagione sciistica che solitamente parte con le festività dell’8 dicembre. L’acqua che alimenta i cannoni spara-neve proviene infatti dai centri di raccolta, ma cosa succede una volta che i bacini sono a secco? “Nessun problema – ci spiega con amara ironia – basta aprire i rubinetti e riempirli nuovamente di acqua proveniente dall’acquedotto”. “Durante l’ultimo inverno – dice l’attivista – la Carosello Ski, la società che gestisce la maggior parte degli impianti sciistici dell’altopiano e che controllerebbe quelli di futura realizzazione, ha speso per la sola fornitura d’acqua 311.000€, l’equivalente di 216.000 mc d’acqua potabile”. La corsa all’apertura anticipata “comporta anche il rischio non trascurabile che una perturbazione di passaggio - come quella che nei prossimi giorni dovrebbe portare un rialzo delle temperature e pioggia sotto i 2000 mt - vanifichi gli sforzi degli impiantisti portandosi via tutta la neve prodotta”. Purtroppo l’esempio di Folgaria non è isolato nel panorama delle stazioni sciistiche. A Pinzolo, infatti, la locale società impianti denuncia la propria impossibilità a ultimare l’innevamento della pista Rododendro poiché la concessione giornaliera di 1000 mc d’acqua non è sufficiente quando il ricorso alla neve artificiale non è integrazione della neve naturale, ma unica risorsa a disposizione. ”La nostra convinzione – sottolinea Francesca - è che sia tempo di una seria riflessione sull’utilizzo che si fa ad oggi dell’acqua. Al di là dei tanti dati scientifici a disposizione, per toccare con mano il cambiamento climatico in atto è sufficiente constatare che senza innevamento artificiale da quasi dieci anni sull’Altopiano di Folgaria non sarebbe più possibile praticare lo sci da discesa”. E’ forse necessario interrogarsi se valga davvero la pena di trasformare il ruolo dei cannoni da neve da semplici integratori della neve naturale a sistematici protagonisti della stagione invernale. Oltre all’interesse economico che sacrifica e mortifica un intero Altipiano c’è il sospetto che la foga con cui quest’anno, ai primi freddi, si è cominciato a innevare sia la dimostrazione della volontà di una "prova di forza" nei confronti di quanti negli ultimi mesi si sono schierati contro la realizzazione dei nuovi impianti.
Ascolta l’intervista a Francesca Manzini del comitato di “Folgaria 235”
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