La polemica. L’Arcidiocesi bolognese in un editoriale su Avvenire accusa i manifestanti dei centri sociali.
L’ordine aveva avvisato:«Non venderela pillola del giorno dopo è un reato penale»
■ La chiesa bolognese “scomunica” i militanti del Tpo che venerdì hanno protestato contro i farmacisti obiettori, sulla vendita della “pillola del giorno dopo”, e dedica loro un aggressivo editoriale sulla prima pagina di Bologna Sette, il supplemento bolognese del quotidiano Avvenire, organo dei vescovi italiani.
SI ALL’OBIEZIONE e righe di denuncia contro i manifestanti.
Quindi la difesa di un presunto diritto che però equivale ad un proprio e vero reato. Vista la presa di distanza del Presidente dei farmacisti bolognesi, Franco Cantagalli, dagli obiettori e soprattutto una circolare del 17 novembre, dell’ordine, che informa i farmacisti che se non rispettano la legge solo punibili con una multa, dai 3000 ai 18.000 euro, e soprattutto rischiano di essere incriminati per: « Omissione o rifiuto di atti d’ufficio e interruzione di servizio pubblico». Un vero e proprio reato sanzionato penalmente.
Nell’editoriale però sono sotto accusa i manifestanti: «Se gli occupanti vogliono fare del loro corpo quello che più gli piace facciano pure, ma non pretendano di ottenere con la violenza e simili manifestazioni la cooperazione di chi, sulla base di dati medico-scientifici e professionali, è profondamente contrario: se così fosse violenterebbero la libertà personale e professionale di coloro che esercitano un servizio sanitario». Va bene la condanna della violenza ma l’appello alla libertà professionale si scontra contro il rispetto del codice deontologico e soprattutto la legge: «Come già a suo tempo evidenziato in una precedente circolare non è previsto per i farmacisti l’obiezione di coscienza nella dispensazione dei farmaci». Questa l’informazione che hanno ricevuto tutti i farmacisti della città e firmata dal presidente Cantagalli.
Per di più un farmacista bolognese è indagato dai Nas.
CONTRO LA POLIZIA nel mirino della chiesa bolognese : «Grande amarezza suscita questo episodio di violenza perchè le forze dell’ordine intervenute si sono limitate a proteggere i farmacisti, ma non hanno provveduto nè ad allontanare il gruppo nè a garantire il regolare esercizio del presidio sanitario della farmacia ». Parole chiare e soprattutto si sottolinea una strategia della tensione contro gli obiettori: «Sorge perciò naturale il timore di non essere più difesi all’interno delle proprie mura.
E’ molto verosimile che il fatto di via Massarenti abbia uno scopo intimidatorio: hanno voluto colpire una farmacia per educare centinaia di farmacisti. Questa è la strategia del terrore!». Insomma si tratta di una vera e propria guerra ideologica e la pillola del giorno dopo non viene considerata un farmaco: « Non cura nessuno e non ha nessun effetto terapeutico, a meno che non si vogliano considerare il concepimento e la gravidanza delle malattie. Ma allora all’origine dell’esistenza di ognuno di noi ci sarebbe una malattia! Che assurdità! Il ’Norlevò non è un farmaco, perciò non si può invocare il diritto alla salute per ottenerne la commercializzazione, e a maggior ragione è doverosa l’obiezione di coscienza ». Questo l’invito ai farmacisti che secondo altre letture viene considerato un appello a trasgredire la legge, almeno fino ad oggi, che vieta l’obiezione di coscienza.
La chiave
1 Interruzione di servizio
■ ■ Lo scrive l’ordine dei farmacisti bolognese in una circolare di novembre dove avvisa i suoi iscritti sulle conseguenze delle loro azioni. Si rischia una multa o essere incriminati per interruzione di un servizio pubblico.
2 Boicottaggio delle Farmacie
■ ■ Lo annunciano i militanti del Tpo che dopo la manifestazione di venerdì prevedono altre azioni. In particolare fare promozione negativa per chi non dispensa la pillola del giorno dopo nella sua farmacia.