COMUNICATI

Reggio E. - Dentro e fuori i CPT: rivolte e condanne

Comunicato del Laboratorio Aq16

Reggio Emilia - Martedì 11 marzo 2008

E’ accaduto ancora, nuove rivolte e nuove fughe dai cpt italiani. All’inizio di questo mese è successo nel cpt di Modena, dove, durante l’ennesima rivolta contro le condizioni di detenzione un cittadino migrante è riuscito a fuggire e, sempre negli stessi giorni un’altra sommossa è scoppiata nel cpt di Bari, ancora una volta repressa da poliziotti e carabinieri che vestono normalmente divise antisommossa. Queste sono solo le ultime di un lungo ciclo di rivolte. Dall’interno di queste mostruose strutture ci si continua a ribellare. Questa è la dimostrazione che l’umanizzazione tanto sbandierata da politici e amministratori è specchietto per allodole utile solo a cercare una legittimazione "sociale " della presenza di queste strutture nei territori. Un’umanizzazione che si basa sul discorso di migliorare le condizioni di vita (non-vita) dei detenuti, a spostare i giudizi dell’opinione pubblica tentando di smorzare le istanze dei movimenti che si battono per la chiusura dei lager etnici per migranti fin dalla loro istituzione.

Tutto questo non ha funzionato, qualsiasi cosa politici e amministratori vari possano inventarsi non funzionerà mai, non cambierà mai lo stato delle cose, i cpt sono l’obbrobrio chiamato detenzione amministrativa in cui vengono rinchiusi cittadini che non hanno commesso alcun reato, ma hanno esercitato il legittimo diritto alla fuga da guerre e miseria. Sono l’aspetto normativo del reiterato esercizio dello “stato di eccezione”, dispositivi di controllo la cui funzione è quella di regolare, attraverso la minaccia, i flussi delle migrazioni, in rapporto al mercato del lavoro. Per queste ragioni i cpt continuano ad esistere. Nessuno li ha chiusi, ma il frutto delle lotte di questi anni non hanno reso, ed ancora oggi rendono impossibile, la legittimazione piena dei cpt.

Ci è sempre più chiaro che il reato è di chi li ha istituiti e di chi come la Misericordia (ente gestore del cpt di Modena) lucra su queste strutture.

Queste rivolte sono successe a pochi giorni dalla condanna in primo grado per il reato di danneggiamento aggravato - una scritta a bomboletta - a quattro mesi di reclusione, pena sospesa dalla condizionale, di un’attivista del Laboratorio Aq16 per aver partecipato al sanzionamento nella sede della Misericordia il 2 aprile del 2005 nella giornata europea per la chiusura dei CPT.

Ancora una volta è nelle aule dei tribunali che vengono confinate e giudicate le lotte sociali che attivisti di tutta Italia portano avanti, da Genova a Cosenza, da Firenze a Modena.

Questi due fattori, le giuste e continue rivolte all’interno dei cpt sedate con mano militare e le giuste battaglie per la chiusura immediata di queste strutture condannate nelle aule dei tribunali, ci portano a continuare le lotte intraprese contro i cpt e a rivendicare sempre con più forza i diritti fondamentali per tutti, diritti imprescindibili per la dignità umana.

Chiudere i Cpt
No alla criminalizzazione dei migranti
No alla criminalizzazione degli attivisti

Reggio Emilia, 11 Marzo 2008

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