 |
|
 |
|
Chiedevano di essere pagate, il proprietario chiude il negozio e le licenzia
Sabato 22 marzo 2008 19:44 Rovereto (TN) - Picchetto alla M.S. Abbigliamento contro i licenziamenti
Presidio di FILCAMS e CS Bruno davanti ad un negozio della catena MS
ROVERETO (TN) - Davanti al negozio della catena M.S.-Abbigliamento, in attesa dell’apertura pomeridiana, non c’erano i soliti clienti ma i lavoratori del sindacato Filcams-Cgil e gli attivisti del Centro sociale Bruno. Appena si sono alzate le serrande, davanti alle porte di ingresso si sono posizionati bidoni della spazzatura e sono stati accesi fumogeni, mentre altri distribuivano volantini in cui si spiegava il perché di questa protesta. "Il padrone di questi negozi - spiegava un sindacalista alle signore che avrebbero voluto entrare e fare le consuete compere del sabato - ha messo sulla strada quattro ragazze licenziandole soltanto perchè chiedevano che fossero rispettati i loro diritti". Un’argomentazione convincente che ha trovato la solidarietà di molti clienti del negozio che hanno preferito non entrare e condividere così le ragioni dei manifestanti. Ezio Casagrande, il sindacalista della Filcams, ci spiega cos’è successo in modo dettagliato e deciso. "Si chiama Spaggiari il titolare della M.S. Abbigliamento, un vero e proprio padrone delle ferriere che piuttosto che soddisfare le richieste legittime delle sue dipendenti preferisce chiudere il negozio di Pergine Valsugana (divenuto famoso alle cronache per la vicenda di Rossella) e licenziarle in tronco". "Queste quattro ragazze - continua Casagrande - chiedevano di essere pagate regolarmente e di poter conoscere il piano ferie come sancito dagli accordi vigenti. Come risposta, il negozio di Pergine è stato chiuso e loro sono senza lavoro". Appena saputo della decisione dei dirigenti dell’azienda è partita la mobilitazione che ha preso di mira il negozio di abbigliamento di Rovereto che fa parte della stessa catena commerciale, la M.S. Un presidio che ha assunto i tratti di un vero e proprio picchetto quando si invitavano i clienti a non entrare "per non essere complice di chi licenzia i dipendenti che chiedono i loro diritti" - come dicevano i manifestanti di oggi. Tutta l’azione è stata colorata da petardi e fumogeni che sono entrati anche all’interno dei locali dell’esercizio commerciale. Polizia e carabinieri non hanno potuto fare altro che constatare l’alto tasso di rabbia che esprimevano bene le ragazze licenziate presenti davanti al negozio. La M.S. Abbigliamento di Rovereto, oggi pomeriggio, non ha incassato nulla. Il negozio è stato invaso dall’odore e dal colore dei fumogeni e molti roveretani hanno capito - come è scritto sul volantino distribuito - che "difendere queste lavoratrici significa difendere i nostri figli che in questo mondo di precarietà sono costretti a subire situazioni di sfruttamento come quelle avvenute alla M.S. Abbigliamento di Pergine Valsugana.
Galleria fotografica
Ascolta le interviste a Rossella e Diana, due commesse licenziate, che descrivono la situazione di estrema precarietà lavorativa delle lavoratrici del M.S. Abbigliamento. Rossella, inoltre, denuncia che il datore di lavoro ha deciso di chiudere il negozio solo perché le dipendenti, in sciopero, chiedevano di essere pagate puntualmente e maggiori diritti lavorativi.
Rossella [ audio ]
Diana [ audio ]
Marigliano (Na) - Arrivano i camion....
Ancora una volta arrivano i camion della monnezza, stavolta a Marigliano in provincia di Napoli per aprire il deposito di ecoballe per la provincia di Napoli. Ed ancora una volta i camion sono scortati dalla polizia che carica il blocco (...)
Nella giornata di oggi ad Esquel si è tenuto il secondo foro del no, “Las comunidades que dicen NO en defensa de la vida che ha visto per tutta la giornata confrontarsi e mettersi in rete numerose realtà auto organizzate, che si sono riunite per fare il punto sulle lotte e i (...)
"Isaac è un ragazzo di 17 anni, arrivato in Italia per sfuggire ad una situazione di estrema povertà. Durante il viaggio di fortuna attraverso il Mediterraneo ha visto morire altri immigrati che come lui sognavano un futuro più dignitoso, che come lui speravano di vivere una (...)
Dopo dieci giorni dall’incidente all’oleodotto militare a Vicenza i corsi d’acqua sono ancora pieni di kerosene. Sulla vicenda è calato un imbarazzante silenzio ufficiale. Dopo l’iniziale allarmismo dei media che sottolineavano il disastro ambientale e la necessaria (...)
E’ di pochi giorni fa la notizia che, secondo il governo di Gordon Brown, le condizioni in Iraq sono abbastanza sicure da consentire il ritorno a casa di 1.400 richiedenti asilo a Sua Maestà. La decisione è stata presa dal ministro degli Interni britannico, Jacqui Smith, (...)
| |
| [ Torna su ] |
|
 |
|
| |
|
|
Contenuti multimedialiFile allegati all'articolo:
|
|
|
 |
|