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APPROFONDIMENTI

Patagonia, Argentina – La conquista continua

La carovana incontra la comunità al Lago Rosario

Venerdì 21 marzo 2008

La conquista dell’America prima di viaggiare per l’America Latina e sentire i racconti e le testimonianze delle persone che appartengono a quelli che qui preferiscono definire i popoli originari, e non indigeni, sembra appartenere alle pagine dei libri di storia e non all’attualità e alla politica.

La comunità mapuche che vive accanto al Lago Rosario, vicino ad Esquel, dove la carovana di Ya Basta! fa base in questa seconda parte della carovana, oggi ci ha parlato della lunga storia di sgomberi di resistenze e di spostamenti nel territorio originario mapuche. Centoquaranta famiglie stanno cercando di mantenere la propria vita e la propria cultura, legata alla terra e alla natura, in conflitto con il proprietario della terra dove vivono e dell’intera parte di cordigliera recintata che si estende a perdita d’occhio. Proprietario che ha comprato terreno il pubblico alcuni anni dopo che loro si erano stabiliti su quella terra con i loro animali e le loro abitazioni.

Dopo avere pranzato insieme ad alcuni di loro abbiamo chiesto di raccontarci la storia della loro comunità e l’origine della situazione di conflitto.
Le anziane donne sedute in cerchio con noi hanno iniziato a raccontare di uno sgombero avvenuto nella zona di Esquel nel 1936, di cui alcune di loro avevano qualche ricordo, ricordi di quando erano bambine, dell’arrivo della polizia, della distruzione delle loro case, dell’incendio delle abitazioni delle circa quattrocento famiglie che vivevano là, sulla terra da sempre abitata da loro e che ora è diventata incantevole zona turistica dove per il popolo originario di quelle terre è rimasto spazio solo nelle periferie, nelle baracche surreali ai margini di cittadine ricche e luccicanti. Oppure un po’ più a sud, un poco oltre l’avanzata del controllo dello Stato Argentino, delle privatizzazioni e delle recinzioni che corrono lungo tutta la strada.
Una delle ultime fasi di espansione e del controllo del territorio, a cui i loro fautori hanno dato il nome di “Conquista del deserto” si è realizzata dal 1879 al 1885, sei anni in cui i popoli originari furono massacrati, alcuni eliminati, alcuni, come i Mapuche, decimati. Ma la conquista di quello che non era deserto bensì terra abitata, come risulta da tutte le cronache ufficiali e dai racconti dei primi esploratori della Patagonia e della Terra del Fuoco, continua ancora ora con metodi meno cruenti forse ma non meno efficaci. Sottraendo terra, e rendendo quindi impossibile la vita materiale, rendendo difficile il mantenimento di una cultura che ha nel contatto con terra e con la spiritualità della natura il proprio fondamento.
La storia di cui queste donne hanno memoria inizia nel 1930 e ancora si ripete. Da 13 anni vivono vicino al Lago Rosario, dove hanno recuperato terre insieme a parte della comunità sgomberata da Esquel e con l’aiuto di organizzazioni Mapuche che fanno proprio del recupero delle terre il principale terreno di conflitto. Solo dopo l’occupazione si sono aperte altre strade di conflitti come battaglie legali o iniziative di comunicazione. Un giorno però di nuovo polizia ed autorità giudiziarie si sono presentate alle famiglie esibendo fogli di proprietà che assegnavano all’attuale proprietario le terre da loro recuperate e un’immensa quantità di terre lì attorno, attualmente recintate ma non utilizzate. Nessuna proposta di acquisto è stata fatta a chi quelle terre le stava abitando e utilizzando con i propri animali. Troppo lontani i luoghi in cui gli atti di compravendita avvengono, Buenos Aires, e comunque impossibile per queste famiglie, che vivono di quello che la terra dà loro nei sei mesi all’anno in cui non ci sono neve e gelo, poter compare la terra in cui vivono e che qualcuno ha deciso ora di recintare.

Le recinzioni corrono da Buenos Aires alla Patagonia senza interruzioni lungo tutta la strada, cercando di cancellare chi già le abita.
Ma c’è qualcuno che resiste. Che le recinzioni non le può concepire, e che le taglia per recuperare la dignità.

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