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Venerdì 27
OpenApe di Gnufunk in piazza delle torri
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Mercoledì 2 luglio FattiSpazio:
È proprio necessario, durante e dopo cena, incantarsi davanti ad un televisore che diffonde banalità? È proprio necessario desertificare le città dopo “la prima serata”? È proprio necessario interdire i cosiddetti spazi pubblici, ovvero strade, piazze o parchi, a chi li potrebbe riempire di musica, colori e parole?
La vera necessità per noi è quella di riappropriarsi degli spazi cittadini per condividere musica, raccontare storie, godere della bellezza di piazze e strade e della gente che le frequenta.
Siamo convinti che la città appartenga a chi la vive e non a chi osserva torvo e indignato dietro persiane scolorite, pronto a denunciare chi non si adegua al suo stile di vita. Abitante è colui che percorrendo le strade del proprio quartiere riconosce i nuovi vicini che hanno preparato un aperitivo fuori dalla propria porta o i ragazzi che ridono fragorosamente, colui che organizza o partecipa ad un’iniziativa nel circolo in fondo alla via.
Pavia non fa eccezione alla tendenza, comune a decine di altre città, a creare false contrapposizioni tra chi lavora e produce e chi persegue l’eversiva volontà di divertirsi. Contro chi chiede spazi di dibattito e cultura, a meno che non rappresenti un’istituzione riconosciuta politicamente o economicamente, si alza un muro di divieti, reclami, cavilli burocratici: chi ci vuole seduti a ingoiare sapere in pillole, pronti ad affrontare una vita di lavoro precario e di sfruttamento, non accetta che si esca dai suoi schemi di vita consuetudinaria.
Vorremmo spiegare ai cittadini che la crescita politica e culturale di una città, di un paese, dipende dalla capacità che hanno i suoi abitanti di condividere, partecipare, discutere e prendere coscienza della speculazione che altri poteri, nient’affatto democratici, operano sulle loro vite e sul loro territorio.
Vorremo far capire agli amministratori, come a chi li ha votati, che provvedimenti restrittivi nei confronti di giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, non affievoliscono l’esigenza di luoghi d’incontro.
Vorremmo chiarire che la repressione dei bisogni più naturali dei cittadini, nel tentativo di nascondere il disagio, non fa altro che alimentarlo.
Vorremmo poter sfruttare la città in cui viviamo, non per lucro, ma per creare socialità abbattendo i muri innalzati per paura e ignoranza e senza essere obbligati a spendere per questo in costosi locali.
Perciò chiediamo ai nostri vicini di casa di poter parlare, ascoltare musica o cantare, in libertà, senza essere sorvegliati, o peggio, dalle forze dell’ordine. Vogliamo riappropriarci degli spazi pacificamente ma con determinazione, rumorosamente ma coloratamente. Oggi lanciamo le campagne FATTISPAZIO con una prima riappropriazione dimostrativa del suolo pubblico.
Dalle 17.30 in Piazza Duomo Pavia:
Giocolieri e Marionette
giochi di strada per la riappropriazione degli spazi Comuni:
Torneo aperto di calcetto a 5 e Sfide a Rubabandiera
Musica Afro con centinaia di Djambe e Bonghi, portate i vostri strumenti
Art painting con artisti e Writers
Dalle 22.30 Corteo/Fiaccolata/Processione con Santi protettori degli studenti per le vie del centro
DjSet con reggae/tecno/blackhip-pop
Ormai a Pavia vige un coprifuoco non dichiarato. La città chiude i battenti alle nove di sera: da quell’ora in avanti sono ammessi solamente il silenzio e la quiete televisiva sul divano di casa.
Poco importa se hai lavorato o studiato tutto il giorno e senti il sacrosanto bisogno di socializzare e svagarti. Questo a Pavia non rientra tra i tuoi diritti.
Studia, Consuma, Taci:
Queste le parole d’ordine che guidano la vita dello studente/precario in quella che negli spot dell’università viene spacciata come un’isola (in)felice. Ma su quest’isola vivono ben 26 mila studenti (un abitante su quattro): abbiamo i numeri, abbiamo la forza, ne abbiamo pieni i coglioni.
Facciamoci sentire, facciamoci vedere…riprendiamoci la città!
Parlare di città, a Pavia, significa anche e soprattutto parlare del rapporto tra territorio e università. Dai comportamenti repressivi della nostra beneamata sindaca traspare una evidente sottovalutazione dei bisogni delle studentesse e degli studenti. Per i sedicenti “democratici” pavesi contano molto di più le opinioni espresse da comitati di vicini composti da quattro persone che la necessità di socialità di migliaia di giovani. Il modello della “Pavia isola felice” in realtà è solo la maschera sotto la quale nascondere la vera prescrizione delle autorità accademiche e politiche: “studia – consuma – taci”. Dall’affitto alla consumazione obbligatoria in qualche bar luccicante, l’economia pavese si regge sulle spese di studentesse e studenti, che in cambio non hanno nessuna libertà di espressione. E cosa dire di precarie e precari che lavorano tutto il giorno e non hanno neanche la possibilità di divertirsi tutta la notte?
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