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RASSEGNA STAMPA

Fonte: Il Corriere della Sera di lunedì 25 agosto 2008

Se il festival torna a scoprire i talenti

Lunedì 25 agosto 2008

Ogni tanto vale la pena di chiedersi a che cosa servono i festival, altrimenti si rischia di consumarli uno dopo l’alro senza accorgeresi più delle differenze, delle specificità, della loro ragion d’essere. Soprattutto da quando il marketing se ne è impossessato, stravolgendone spesso l’anima.
La Mostra quest’anno sembra volerci dare una mano in questa direzione, costringendoci per un momento a riflettere sulle sue scelte e sulle ragioni che stanno alla base della sua selezione.
Che per una volta rischia di lasciare molti con un bel punto interrogativo stampato in fronte. In concorso di esordiente vero e proprio ce n’è uno solo, Guillermo Arringa (peraltro già celebre come sceneggiatore di Gonàlez Inàrritu), ma molti saranno vere e proprie scoperte: dal’etiope Haile Gerima alla coppia di francesi Bernard e Tividic, dal turco Kaplanoglu al tedesco Petzold o all’algerino Teguia. E lo stesso si può dire per buona parte del programma di Orizzonti, delle Giornate degli Autori, della Settimana della Critica. Così come identico è lo spirito che ha guidato i selezionatori a scegliere i film della retrospettiva "Questi fanatsmi": mostrare un’altra faccia del cinema italiano, quella meno frequentata ma non per questo meno interessante.
Soprattutto quest’anno Venezia 65 non scommette solo sulla forza degli autori e sulla "rinascita" del cinema, ma si pone un compito ben più ambizioso, quello di "scoprire" nuove facce e nuovi percorsi. Come facevano i festival prima che qualcuno cercasse di trasformarli in rampolini per il lancio commerciale dei film. Certo, nessuno vuole negare il ruolo del "mercato", il suo peso nel creare anche opere d’arte, ma è vero che ultimamente il rapporto sembrava un po’ troppo sbilanciato a favore del primo.
Venezia 65 rema controcorrente, alla ricerca non delle conferme ma delle scoperte. E tutti ci auguriamo che il viaggio che si inaugura il 27 agosto rafforzi queste speranze.

(Paolo Mereghetti)

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