Anche a Rimini gli studenti medi e gli universitari hanno iniziato a tracciare, a partire dalla giornata nazionale di mobilitazione studentesca diffusa del 3 ottobre, un percorso attivo e vivo all’interno delle diverse realtà scolastiche e universitarie locali.
Un percorso iniziato non senza difficoltà. Sappiamo bene, infatti, di vivere in una città dalle passioni tristi, nella quale la magistratura ordina il sequestro preventivo di uno spazio come il Laboratorio Sociale Paz riaperto alla città e a disposizione di tutti i cittadini, uno spazio in cui noi studenti avevamo iniziato un ragionamento critico rispetto alla proposta di aziendalizzazione della scuola pubblica e, in primis, un percorso di crescita personale reale in un luogo di aggregazione non gestita come solo il Paz rappresenta e offre su questo territorio. Una città, quella di Rimini, che possiamo definire impermeabile, in cui anche attivare un percorso tra gli studenti all’interno delle scuole non sempre risulta semplice.
Abbiamo compreso, però, la necessità e l’importanza di vivere in prima persona questa lotta, al fine di non assistere passivi alla morte definitiva della scuola pubblica, delle nostre scuole. Abbiamo lanciato così, una prima assemblea pubblica aperta non solo agli studenti, ma anche a genitori ed insegnanti, poiché a differenza delle scorse riforme scolastiche, quella proposta dalla Ministra Gelmini coinvolge davvero tutti, dalla bimba che ha iniziato un mesetto fa circa il proprio percorso di studi, al ricercatore, ai precari che questo decreto produrrà.
Al primo momento assembleare ne sono seguiti altri, che hanno anticipato quelli guidati dai movimenti sindacali. Punto di estrema importanza questo, che mostra come alle mobilitazioni che stanno avvenendo in tutta Italia in queste settimane stiano partecipando ragazze e ragazzi non ideologizzati, che scendono in piazza non sotto l’ala di un partito ma che gridano, con tutta la rabbia e la dignità da cui sono caratterizzati, che loro la trasformazione della scuola pubblica e dell’università in azienda non la vogliono. Studiare è per noi fondamentale, proprio per questo riteniamo indispensabili le proteste.
Capiamo la necessità e l’emergenza di apportare modifiche alla scuola pubblica e all’università italiane, ma una cosa è certa, il cambiamento non passa per il de-finanziamento. Il cambiamento non si attua certo applicando un taglio pari a 8 miliardi di euro in tre anni, non si attua riducendo 43.000 posti ATA e applicando un taglio di 87.000 insegnanti, non si attua con il blocco del turn-over (per ogni 5 docenti che vanno in pensione solo un ricercatore potrà diventare docente), come non si attua riducendo drasticamente il numero di ore che i bambini trascorrono a scuola, sopprimendo così, quel tempo che tanto è utile ed essenziale a creare un rapporto tra bambin* e maestr* e un’integrazione reale.
Cambiare la scuola pubblica e l’università italiane significa aumentare le risorse, sostenere la ricerca, qualificare i processi formativi, garantire la mobilità (dallo studio alla ricerca, dalla ricerca alla docenza). Il de-finanziamento, invece, ha un solo scopo: trasformare le università in fondazioni private, decretare la fine della scuola pubblica.
Per questi motivi anche a Rimini, a partire da domani, inizieremo a mobilitarci nelle nostre scuole e nell’università, ad autogestirci ore di lezione per capire da un lato, il vero significato e l’importanza, in un momento come questo, del termine autogestione, dall’altro perché non possiamo permetterci di rimanere inermi e muti di fronte ad un fatto così grave e che ci tocca così tanto da vicino.
Noi apriremo le porte delle nostre aule, scenderemo in piazza percorrendo le vie del centro cittadino e le inonderemo di questi saperi che ancora possediamo ma che sono sempre più in pericolo e urleremo sempre più forte “noi la crisi non la paghiamo!”
Collettivo degli studenti medi e universitari Global student Rimini