Noi studenti dell’Ateneo perugino che in questi mesi abbiamo dato vita alle mobilitazioni contro i tagli previsti dalla finanziaria, assumiamo lo scipero generale del 12 dicembre come data di mobilitazione studentesca.
Il nostro obbiettivo è quello di generalizzare lo sciopero agli studenti, loro stessi già lavoratori precari, ai precari tutti e ai migranti.
Siamo consapevoli che questo sciopero generale sia diretta conseguenza del conflitto aperto dal movimento studentesco. Lo dimostra il fatto che le parole d’ordine “NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO” sono state assunte anche dal mondo del lavoro.
E’ in questo senso che si declina la nostra lotta, non interessando solamente il particolare soggetto studenti, ma generalizzandosi a tutte le categorie del mondo del lavoro e non. Parteciperemo alla manifestazione indetta dalla CGIL. Riteniamo, però, necessario caratterizzare la giornata del 12 dicembre con una nostra autonoma mobilitazione sui i temi più strettamente connessi alla vertenza in corso all’interno del mondo dell’istruzione perché, da un lato, vogliamo ribadire la nostra autonomia ed irrappresentabilità e dall’altro, vogliamo mantenere alto il livello d’attenzione sul mondo della scuola e dell’università.
La sfida lanciata dal movimento, che ha nell’università un terreno privilegiato, deve al contempo riuscire a generalizzare le proprie istanze per poter aprire un terreno di lotta più ampio che includa anche il welfare. Da questo punto di vista, denunciamo non solo le carenze strutturali, ma anche l’inesistenza in Italia di ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno al reddito per gli studenti e i precari. Occorre allora reclamare anche in Italia forme di erogazione, dirette e indirette, di reddito per gli studenti e i precari che vadano nella direzione dell’autonomia e dell’indipendenza e del rifiuto delle forme di precarizzazione.
L’attacco al diritto allo studio non assume più solo i tratti classici dell’esclusione, ma dei nuovi processi di selezione e inclusione differenziale direttamente interni al sistema universitario.
Laddove i diritti sociali non sono più garantiti dal welfare pubblico, l’indebitamento rappresenta una costrizione per continuare a soddisfare bisogni collettivi, quali ad esempio la formazione e l’accesso ai saperi. Nonostante l’irrisorio e propagandistico stanziamento di fondi per le borse di studio (strettamente regolato dal sistema meritocratico), il progetto complessivo di trasformazione dell’università va nella direzione di un aumento delle tasse d’iscrizione.
Il diritto allo studio è certamente ancora garantito dalla nostra Costituzione. Ma esso è disatteso nella pratica e, nel nuovo contesto produttivo che ci viene proposto, assume nuove caratteristiche legate quasi esclusivamente ai flussi di mercato. I processi di lotta si devono quindi spostare sul piano del mercato del lavoro (sempre più regolato e intrecciato alla produzione di saperi e formazione), dei processi di gerarchizzazione e del welfare.
Di pari passo quella sul diritto allo studio si riconfigura come una battaglia sulla qualità dei servizi e sulla riqualificazione e autogestione dei saperi.
La lotta contro l’aumento delle tasse e la liberalizzazione dell’accesso all’università, si deve necessariamente accompagnare ad una battaglia che rivendichi una maggior qualità dei servizi, l’abolizione del’obbligo di frequenza, e la non restituzione dei prestiti d’onore.
Una battaglia, quindi, contro qualsiasi tentativo di scaricare su studenti e precari i costi della crisi finanziaria e dell’università.
La crisi la paghino invece le banche e le imprese, i governi e i baroni, oggi tutti alleati ben al di là delle retoriche su sprechi e corruzione.
Link
metropolinvisibile.wordpress.com