Appello alla comunità educante
Appello rivolto ad insegnanti - dirigenti scolastici - educatori-uomini e donne antifascisti
Sabato 21 marzo 2009
Episodi di razzismo, xenofobia, sessismo e inneggiamento alle pratiche fasciste, con tanto di saluti romani, avvengono ormai quotidianamente in molte scuole reggiane, da parte di gruppi di studenti legati ai nuovi movimenti di estrema destra. CasaPound, uno tra questi, si sta rivelando tra i più pericolosi, proprio perchè riesce ad insinuarsi nelle scuole con volantinaggi e iniziative accattivanti all’interno del movimento in difesa della scuola pubblica. “Nè rossi, nè neri, ma liberi pensieri”: con questo slogan sono riusciti a cavalcare l’Onda anti-Gelmini; ma la vera essenza di camerati-guerrieri si è ben vista a Piazza Navona, ottobre 2008, quando con spranghe avvolte nel tricolore hanno menato alcune decine di studenti indifesi.
Anche nella nostra città ora c’è una sede di CasaPound, situata in via Montefiorino 10.
Chiediamoci perchè, in una città come Reggio Emilia, che, più di altre, ha un dovere morale e istituzionale nella difesa dei valori legati alla Resistenza, abbiano potuto trovare terreno fertile movimenti di stampo dichiaratamente fascista come CasaPound.
Noi crediamo che tutto ciò sia il riflesso del vuoto culturale e formativo della scuola di oggi.
Nelle nostre aule abbiamo il dovere di dare la parola a tutti, di educare ad un pensiero critico, autonomo e offrire spazi di libertà, è vero. D’altra parte, però, abbiamo l’obbligo di non essere omertosi e silenti di fronte a ciò che offende l’idea stessa di scuola e contrasta con i principi della carta fondante della nostra Repubblica. La Costituzione è nata antifascista e antirazzista: è bene ricordarlo e spiegare il perchè ai nostri studenti. Ancora oggi nel nostro ordinamento una chiara norma sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, o da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".
Basta recarsi nella “libreria” di via Montefiorino, leggervi gli slogan e ammirare i ritratti appesi alle pareti, per chiedersi come sia possibile che le istituzioni della nostra città abbiano potuto permettere l’apertura di quel luogo.
Le provocazioni e gli insulti che avvengono nelle classi, tra i corridoi, sotto l’occhio di professori disattenti, non possono essere tollerati.
Occorre, oggi più che mai, non essere ambigui nelle posizioni che assumiamo. Coerenti nel difendere l’idea di una società libera di esprimersi e solidale con ogni essere umano. Saremo responsabili anche dei nostri silenzi e delle omissioni fatte per convenienza. E’ di convenienza l’atteggiamento di quei dirigenti scolastici, che, in perfetta linea con l’idea di scuola-azienda portata avanti dai governi di questi ultimi anni, si preoccupano dell’immagine del loro istituto, del numero degli iscritti futuri, della facciata formativa, tacendo o minimizzando gli episodi di razzismo e di sessismo che toccano le loro scuole.
Tuttavia, la risposta all’onda securitaria e xenofoba che sta entrando prepotentemente tra i giovani, non può ricadere solamente sulla responsabilità della scuola. E’ la comunità educante intera che deve tendere all’obiettivo della costruzione di una società libera, diversa, solidale, giusta, antifascista. Una società che riconosca la donna non come oggetto posseduto da difendere con ronde o con la forza di italici maschi, ma come essere straordinariamente forte, autonomo, unico ed indipendente, da rispettare nella sua identità.
Chiediamo a tutti voi di uscire dalle case, partecipare, impegnarsi per la chiusura di CasaPound. Chiediamo al popolo della scuola di accompagnare i ragazzi nella lettura del mondo, di essere senza indugio al loro fianco.