Global Project è progetto in costruzione, aperto e attraversabile, in cerca di contaminazione, costitutivamente incompleto e disponibile al cambiamento. Molte cose fanno parte della nostra accumulazione soggettiva e di memoria, molte altre cercano definizioni imprevedibili da fare con chi ne ha voglia e con chi incontreremo nel cammino delle lotte
0.1
Il primo aprile è giornata di scherzi. È difficile “prendere in parola” qualcuno di primo aprile. I precari, però, hanno ormai abitudine, nel modo di lavorare, nei rapporti di lavoro, ad avere a che fare con parole ambivalenti, con promesse non mantenute. Oggi lavori ma domani non lavori più, diritti, neanche a parlarne, i giorni festivi non esistono, disponibili a lavorare molto e a prendere pochi soldi, malattie e gravidanze sono un problema tuo. Tutto ciò visto con uno sguardo lucido e ragionevole potrebbe sembrare un scherzo astuto, una finzione che tenta di sostituirsi alla realtà, una provocazione giocherellona e malefica. Niente di tutto questo, parliamo piuttosto di una cruda realtà, della realtà di chi fatica a pagare un affitto e passa i propri “anni migliori” tra un lavoretto di merda e un altro lavoretto di merda. C’è poco da ridere, anche se ridere ogni tanto serve a non prendere troppo sul serio né il comando né gli apologeti delle meravigliose sorti e progressive delle riforme. Le parole poi sono la risorsa produttiva che più di altre viene messa a valore nel ciclo economico contemporaneo. Relazioni, affetti, chiacchiera, tensioni estetiche, sono le cose che più riguardano la nostra vita e che non smettono di essere messe al lavoro finchè i nostri telefonini non smetteranno di squillare e non cominceremo ad avere il broncio e a servire lentamente nei fast-food dove, nostro malgrado, spesso passiamo il nostro tempo. Eppure le parole possono lavorare ma anche dire che sarebbe meglio non farlo più, il linguaggio organizza la produzione ma anche le lotte, dice ciò che utile alla produzione ma anche ciò che potrebbe danneggiarla. Questa potenza sovversiva del linguaggio, troppo spesso tenuta sotto silenzio, e’ al cuore della sperimentazione comunicativa che prende avvio, o meglio parte di nuovo dopo essersi trasformata, da oggi, dal primo aprile.
0.2
Global project ha ormai superato un anno di vita, è nato a Firenze, ha attraversato l’esplosione moltitudinaria del movimento per la pace dal 15 febbraio 2003 al 20 marzo di quest’anno. In mezzo è stato una Tv e una radio su satellite, in Europa e nel mondo, un magazine in edicola. Progetti separati ma connessi, dispositivi tecno-politici diversi. La sfida che si apre adesso è quella di intensificare il terreno della connessione attraverso il sito, www.globalproject.info, sito multimediale (tv, radio, webzine), dedito alla comunicazione come prassi politica e alla politica come comunicazione virale della trasformazione. Un sito che ha a cuore la produzione, quella diffusa e molecolare che mette a valore la comunicazione e la creatività. Cognitari, sono gli info-lavoratori, i lavoratori dello spettacolo, i ricercatori, i creativi della rete, gli studenti, i musicisti. I cognitari sono anche precari, nelle condizioni di vita e di lavoro, nel modo di vivere le metropoli. Ma ciò che più in assoluto ha a cuore Global Project è la ribellione di questi soggetti, il sabotaggio di Matrix, la produzione autonoma di intelligenza e di cooperazione.
0.3
“la controinformazione ha denunciato quello che il potere dice di falso, laddove lo specchio del linguaggio del potere riflette in modo deformato la realtà- ha ristabilito il vero, ma come mero rispecchiamento […] il linguaggio al di là dello specchio ha costruito lo spazio in cui il soggetto si riconosce, non più come specchio, come verità ristabilita, come immobile riproduzione, ma come pratica di esistenza in trasformazione (e il linguaggio è un livello della trasformazione)”…queste parole di Radio Alice sono spunto di discussione assolutamente interessante. Dobbiamo limitarci a narrare solo il “male del potere”? No di certo, dobbiamo narrare il “vero delle lotte”! Ma anche questo forse non è tutto. Dobbiamo intendere fino in fondo la comunicazione come pratica della trasformazione: azioni che producono parole/parole che producono azioni! Non vi è più separazione possibile tra prassi politica e nuove tecnologie info-comunicative. Questo vuol dire che Global Project non si limiterà a raccontare “i compagni” ma intende produrre eventi di trasformazione su quel campo di battaglia che è la comunicazione, la produzione di senso, il lavoro del sensibile e le nuove forme di precariato cognitivo. Global Project vuole essere polo di attrazione e dispositivo comunicativo della ribellione delle parole e delle immagini. Global Project dirà cose poco educate, non solo per quanto riguarda i contenuti ma anche per quanto riguarda le forme. Per non fare della disobbedienza un feticcio, cosa significa fare della disobbedienza comunicativa? In prima istanza rompere il patto di obbedienza con i codici comunicativi lineari, sempre uguali a loro stessi, ma anche con i codici linguistici, usare linguaggi sporchi e non semplicemente descrittivi, linguaggi che producono rabbia e desideri. Raccontare le lotte con i linguaggi delle lotte significa sempre mettere in scena la rabbia, c’è bisogno anche però di produrre eventi comunicativi che sappiano costruire nuove lotte, sollecitare nuove insorgenze.
0.4
Primo aprile “parola di precario”. Cosa dicono i precari, perché si ribellano, dove si ribellano, perché sono infelici, preferiscono i soldi o il lavoro?, che cosa stanno facendo, come smettono di rispondere al telefono, come auto-gestiscono Rainews, come potrebbero sabotare Sky. Nello spazio politico europeo, quest’anno accade una cosa sensazionale: euroMayDay, la parade del precariato metropolitano europeo a Milano e Barcellona. Global Project intende dare il suo contributo mettendo in connessione le sue isole di produzione in Italia e in Europa, per dare voce ai precog (precari e cognitari) continentali. Dare spazio alle parole affinché le parole producano nuovo spazio, mappare le tensioni, le insorgenze, le sottrazioni intraprendenti dei giovani atipici. Trenta giorni di azioni e di parole, di immaginazioni e di pratiche, verso la EuroMayDay.
0.5
Global Project è progetto in costruzione, aperto e attraversabile, in cerca di contaminazione, costitutivamente incompleto e disponibile al cambiamento. Molte cose fanno parte della nostra accumulazione soggettiva e di memoria, molte altre cercano definizioni imprevedibili da fare con chi ne ha voglia e con chi incontreremo nel cammino delle lotte. Nulla sarà come prima, ricominciare non significa tornare indietro...
01 aprile 2004 - Apparizione di San Precario a Roma [ video ]
Milano - Sgombero via Adda 1 aprile 2004 [ video ]
Il Precario [ video ]