Corteo dei 170 africani sfrattati dalla palazzina al grido di «Casa, casa». Chiedono una soluzione definitiva alla vicenda
Dopo lo sgombero della palazzina di via Lecco, una notte passata all’addiaccio e una nella sede della Provincia, i 170 africani che da qualche giorno sono finiti sulle pagine dei giornali hanno deciso di passare all’azione.
Questa mattina hanno improvvisato un corteo, che da Palazzo Isimbardi si è diretto verso piazza Duomo. La polizia ha cercato di fermarli in via Borgogna, ma i rifugiati sono riusciti a forzare il blocco degli agenti, al grido di «Casa, casa». Arrivati in piazza Duomo, gli africani hanno appoggiato i loro bagagli e srotolato alcune coperte per poi sedersi davanti alla cattedrale, mentre un cordone di polizia presidia l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele. Durante il corteo non ci sono stati incidenti, a parte i momenti di tensione all’altezza di via Borgogna.
All’alba hanno preso le loro borse, i sacchi a pelo e le valigie. Con un forte senso di scoramento. «Non ci fidiamo più delle istituzioni» hanno detto alcuni di loro. In mattinata, la maggior parte degli immigrati ha voluto continuare lo sciopero della fame indetto ieri e non ha toccato la colazione offerta dalla Provincia. Una bambina si è sentita male, probabilmente per il freddo, ed è stata portata con la madre all’ospedale per controlli, per poi essere accolta alla Casa della Carità di don Virginio Colmegna, che nella vicenda di via Lecco ha avuto un ruolo di primo piano come mediatore. Poi si è sentito male un altro dei rifugiati ed è arrivata un’ambulanza con i soccorsi.
Sgombero in via Lecco clicca su una foto
E le istituzioni si stanno muovendo. Il prefetto Gian Valerio Lombardi ha incontrato stamani prima il sindaco Albertini e poi il presidente della Provincia Penati per cercare una soluzione alla vicenda. Alla fine dell’incontro Penati ha ribadito «l’invito a non escludere» la possibilità di ospitare i rifugiati nella scuola di via Saponaro di cui la Provincia ha il comodato d’uso, e la proprietà è del Comune. «Si tratta - ha spiegato Penati - di un edificio inutilizzato e immediatamente utilizzabile per trasformarlo in un dormitorio con la collaborazione della associazioni di volontariato». I 170 extracomunitari africani - eritrei, sudanesi, etiopici, rifugiati politici e richiedenti asilo - sono stati sfrattati dall’edificio che occupavano in via Lecco, e il Comune ha offerto loro varie sistemazioni, in container e dormitori riscaldati, in via di Breme e via Sammartini. Loro non hanno voluto dividersi, hanno chiesto il rispetto della condizione di rifugiati politici. Dopo una notte in strada, con temperature sotto lo zero, hanno sopportato la neve. Hanno trattato, tentennato, anche dubitato di se stessi. Alla fine non hanno accettato. Era già buio, ieri, quando hanno lasciato il campo di via Barzaghi, all’estrema periferia ovest di Milano, dove erano stati identificati dalle forze dell’ordine, e a piedi si sono diretti in corteo verso il centro. Scortati dalle forze della polizia municipale, l’idea era di raggiungere piazza del Duomo: farsi vedere, dormire là dove tutti li avrebbero visti. E in piazza Duomo sono arrivati, a sera inoltrata. Raggiunti dal presidente della Provincia, Filippo Penati, che ha proposto loro di passare la notte nella sala del Consiglio provinciale. Il gruppo ha così preso posto sugli scranni dei consiglieri, in attesa che venissero portate brande e lettini. Ma oggi si apre un’altra pagina drammatica, in attesa di una soluzione definitiva.