RASSEGNA STAMPA

Fonte Il Giornale di Vicenza

Blitz" dei Disobbedienti occupata l’ex Domenichelli

Mercoledì 18 gennaio 2006

Gendarmeria europea. I contestatori vi si sono insediati da ieri sera
"Blitz" dei Disobbedienti occupata l’ex Domenichelli
Nel vecchio edificio di via Torino preparano la protesta di domani

di Cristiano Carli

I Disobbedienti vicentini cominciano a preparare il terreno per il corteo di domani mattina contro l’insediamento a Vicenza della sede della Gendarmeria europea. Lo hanno fatto rispolverando ciò che da almeno un paio d’anni a Vicenza non si vedeva più: un’occupazione.
Luogo prescelto, lo stabilimento alla fine di via Torino, non lontano dalla stazione, che fu la sede della ditta di trasporti Domenichelli. I battenti sono chiusi da molti anni, ma i proprietari sono rimasti gli stessi.
I Disobbedienti sono arrivati verso le 19.30 di ieri, sono riusciti a tirar su la saracinesca dell’entrata e si sono insediati all’interno. Sono in tutto una cinquantina, qualcuno sta dentro, forse tenta di fare un po’ di pulizia visto che ci deve passare due giorni e due notti, molti altri rimangono fuori, sotto la neve che ormai inizia a scendere con insistenza; sistemano all’esterno un potente stereo e attaccano musica “a palla”. Sulla parete dell’edificio appendono uno striscione: “K2 - Spazio liberato contro la guerra”. Il nome è un colpo di fantasia: a fianco c’è il condominio Everest.
A nome di tutti parla il portavoce Francesco Pavin, 26 anni, studente di storia a Ca’ Foscari. Si premura innanzitutto di specificare che si tratta di una occupazione temporanea, che durerà solo fino a giovedì sera, quando sarà terminata anche la giornata anti-Gendarmeria. Spiega i motivi che hanno condotto lui e i suoi compagni a prendere possesso, seppure solo per un paio di giorni, dello stabile di via Torino.
«Vicenza sta diventando sempre più una città militarizzata - spiega Pavin - mentre noi abbiamo scelto di liberare uno “spazio di pace”. Non ci interessa di chi sia l’edificio, sappiamo che è uno spazio della città inutilizzato, che potrebbe essere recuperato».
Cosa significa liberare uno spazio, liberare una città? «Significa prefigurare una città diversa, di pace e di cultura - dice Pavin - e non di caserme e militari». Il gruppo è in continuo movimento, ragazzi entrano ed escono dall’ex stabilimento. Una ragazza, Martina, 26 anni, membro dell’associazione Ya Basta che si occupa di cooperazione internazionale nei confronti di Paesi come Messico e Palestina, spiega perché ha deciso di passare qui il suo martedì sera: «Vogliamo dare un segnale forte alla città - dice -. La questione della Gendarmeria europea è un’occasione che abbiamo colto per promuovere un cambiamento: più spazi “aperti”, meno logica di guerra e di controllo».
I ragazzi che si trovano all’esterno dell’edificio continuano a tenere d’occhio la strada d’accesso, sapendo che ogni momento è buono per l’arrivo delle forze dell’ordine. Infatti alle 20 arrivano, nell’ordine, Polizia locale, Stradale e Carabinieri; parlano un po’ coi ragazzi, cercano di farsi un’idea delle loro intenzioni, dopodiché decidono che la situazione al momento non rischia di degenerare. I poliziotti adocchiano le scritte sul muro del supermercato di fronte, alcune poco simpatiche dedicate anche a loro. Sembrano fatte di fresco, anche se i Disobbedienti giurano che c’erano già. Con ogni probabilità i contestatori potranno rimanere senza troppi problemi per due giorni nell’ex Domenichelli. Oggi alle 15 hanno in programma un’assemblea del Coordinamento studentesco, impegnato per il corteo di domani, alle 19 un “concerto aperitivo” e a seguire, naturalmente, discussione sulla imminente manifestazione, che si svolgerà nonostante il fatto che l’inaugurazione della gendarmeria, inizialmente prevista per domani, sia slittata a lunedì.
Domani alle 10 i Disobbedienti e altre sigle contestatrici vicentine e venete partiranno alle 10 dalla stazione con un corteo che arriverà fino alla caserma Chinotto.

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