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RASSEGNA STAMPA

Il Manifesto 26.01.06

Google censura gli internauti cinesi

Lunedì 30 gennaio 2006
Sergej Brin e Larry Page, i due patron di Google, hanno deciso di fare proprie le sollecitazioni del governo cinese di «filtrare», cioè censurare la navigazione su Internet.
Così, un internauta cinese può scordarsi di mettere parole chiave nella versione locale di Google sgradite al governo di Pechino. La decisione di Google arriva pochi giorni dopo il rifiuto di fornire al governo Usa gli indirizzi di chi cerca materiali porno in rete.
E se quel rifiuto era stato valutato positivamente dal popolo del cyberspazio (d’altronde, gli inserzionisti pubblicitari a luci rosse rappresentano, a seconda degli anni, una percentuale che va dal 20 al 30 per cento delle entrate di Google), l’accettazione della volontà di Pechino rappresenta l’adesione di Page e Brin alla dura legge del mercato: se voglio rimanere in Cina non posso diventare nemico di chi stabilisce le regole per starci.
Che sia necessaria una campagna di boicottaggio di Google come quella che ha già colpito il suo concorrente Yahoo!? (b. v.)
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