Milano – “Domenica 29 Gennaio ore 19, un centinaio di “senza volto” appaiono in via Bezzi angolo via Trivulzio. Una breve corsa incontro al corteo olimpico e il blocco con uno striscione di 10 mt aperto dai manifestanti nel mezzo di questo, proprio davanti ai camper-sponsor della CocaCola che precedono il tedoforo. Dopo una decina di minuti di blocco del corteo olimpico e della circonvallazione, fumogeni, volantini e speakeraggio all’improvviso i manifestanti vengono caricati dalle forze celere accorse.
Per fermare questa contestazione le solite forze del disordine pubblico ci hanno ripetutamente caricato a manganellate. Conseguenza di queste vergognose cariche sono stati manifestanti feriti e i dirigenti di piazza e 118 che si sono rifiutati di far intervenire le ambulanze. E uno stato di fermo di oltre 45 minuti”. Questo il resoconto in sintesi della mobilit-Azione di domenica, giorno di primarie… ma non solo. Come già la mattina a Brescia, Crema, Bergamo anche a Milano la fiaccola è stata accolta con il calore dei movimenti che praticamente in piccola e grande città tappa del corteo olimpico sono entrati in azione, prendendo parola, riportando in modo spontaneo ma condiviso le ragioni di una protesta che si è estesa a macchia di leopardo in tutta Italia. L’indomani da questa mobilit-azione mettiamo in campo come prima considerazione il dato positivo che anche a Milano la fiaccola e il corteo olimpico sono stati non solo contestati ma anche bloccati, e non una ma due volte, anche grazie ad altre iniziative prese da altri. Ci incuriosisce l’oscuramento mediatico di queste azioni, che invece in altre città hanno avuto una giusta e forte visibilità. "Olimpiadi di Pace o Giochi di Guerra, Stop Global war". Lo striscione di 10 mt aperto a sbarrare il passaggio al tedoforo e al suo seguito. . I manifestanti apparsi all’improvviso tra slogan e decine di fiaccole “alternative”, fumogeni che hanno creato una fitta nebbia rossa che ha avvolto l’intero corteo olimpico. Bandiere e pettorine "No TAV", "No Ponte", "No Killer Cola", “No grandi opere, case per tutti”. Volantinaggi contro lo sponsor ufficile delle olimpiadi, la Coca-Cola, che preferisce in tutto il sudamerica utilizza i paramilitari per “trattare” con i sindacalisti. La denuncia dell’ipocrisia che accompagna questi giochi svolti nel tempo della guerra globale. La guerra globale permanente, quella che dilaga in Iraq e, in Afghanistan e, in altro modo, alle frontiere dell’Europa sui barconi della morte, non si è fermata per queste Olimpiadi, anzi è proseguito e cresciuto il fronte delle devastazioni ambientali delle grandi opere come la TAV in Val di Susa. La retorica della pace che viene usata per creare un megaevento funzionale a sponsor e fare dimenticare il dramma di una guerra che in Iraq e in molti altri paesi non si arresta, anzi ogni giorno diventa più diffusa e drammatica. La stessa retorica che accompagna il tedoforo e la fiaccola-fiamma olimpica, definita simbolo di pace ma per la prima volta adottata in occasione dei giochi olimpici svolti nella Germania di Hitler, inizialmente riportante il marchio di una fabbrica tedesca di armi da guerra e distruzione di massa.
Tornando ai fatti di domenica. Le minacce dirette ed indirette e le pressioni della questura che nella giornata di domenica ha diffuso nell’etere della città avvisi di tolleranza zero verso qualsiasi tipo di manifestazione, anche la più pacifica è un segnale che non ci piace, non solo perché premeditato messaggero delle manganellate della sera ma soprattutto perché segnale di una città in cui alcuni tutori dell’ordine vorrebbero zittire ogni diritto di parola e manifestazione politica, ogni diritto alla mobilitazione dietro la minaccia del manganello. Tale segnale è intollerabile e dimostra l’urgenza di insorgere contro questo meccanismo per cui la risposta ad ogni tipo di rivendicazione è in ogni caso militare. Preoccupante è oltretutto l’ arbitrario stato di fermo in strada di decine e decine di attivisti protrattosi senza spiegazioni per quasi un’ora e sopratutto la omissione di soccorso perpetuata da 118 e polizia che in modo congiunto hanno impedito ai manifestanti di fare arrivare 2 ambulanze per soccorrere 2 ragazzi rimasti feriti durante le cariche, per uno di questi ricoverato poi nella notte i giorni di prognosi sono stati più di venti.
Rivendichiamo come diritto non certo solo nostro quello della priorità del diritto alla politica e alla libertà di movimento su repressione e paura. Le cariche a freddo a seguito della azione di blocco sono state improvvise e per chiunque ne sia stato testimone a dir poco esagerate rispetto al “pericolo” costituito da un centinaio di manifestanti “armati” solo di striscioni e chiare parole di denuncia contro il business olimpico. Queste cariche hanno chiaramente dato ulteriore riprova di quanto in realtà queste Olimpiadi siano giochi di guerra e non certo di pace, scortate da migliaia di soldati americani insediati per l’occasione in questi mesi a Torino e "protette" in ogni città da decine di plotoni di polizia e carabinieri.
Video, foto, audio su questa iniziativa sono disponibili a questo link www.globalproject.info/art-7285.html . Info www.cantiere.org .
*Cantiere