COMUNICATI

Trento - I nuovi "operatori sociali"

Trento - Sabato 29 aprile 2006
Pubblichiamo gli articoli dell’edizione straordinaria del giornale "Piazza Dante" dopo la maxi-operazione di polizia che ha visto il rastrellamento di numerosi immigrati nei parchi cittadini e nelle stazioni della città.

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Le nuove frontiere delle politiche sociali

TRENTO – Ieri pomeriggio (giovedì 27.04) la città è stata invasa da un numero impressionante di agenti della polizia che hanno messo in scena l’ennesima “operazione sicurezza”.
Questa volta possiamo parlare di una vera e propria maxi-operazione che ha visto mobilitati più di sessanta poliziotti tra cui molti in borghese. Ma possiamo anche parlare di un vero e proprio rastrellamento dei parchi cittadini, alla ricerca di chiunque parlasse con accento straniero, chiunque vestisse gli stracci di un senzatetto.
I parchi di Piazza Dante e Santa Chiara, le stazioni dei treni e delle corriere, diverse case abbandonate, l’area ex Sloi: questi alcuni dei luoghi accerchiati e “bonificati” da squadre speciali anticrimine e cinofile, provenienti anche da fuori provincia.
Gli immigrati sono stati portati tutti in questura, lasciati per ore in attesa del loro destino, senza poter mangiare, bere, fumare una sigaretta. Alcuni di loro sono stati espulsi, alcuni deportati e rinchiusi nel CPT di Gradisca (Friuli), altri incarcerati, molti raggiunti dal decreto di espulsione.
La “caccia all’immigrato” è stata voluta dalla questura di Trento, ma sappiamo che l’amministrazione comunale da tempo era informata della preparazione dell’operazione, e forse il sindaco Pacher in persona ha dato il disco verde.
La questura, brindando successo del penoso spettacolo di propaganda, fa sapere che in piazza Dante è prevista la presenza costante di un camper della polizia.
Questa è la triste, nuova frontiera delle politiche sociali a Trento, dove operatori in divisa e con la pistola, invece chiedere “Hai bisogno?” utilizzano l’unica frase che la sensibilità riesce a formulare: “Documenti, prego...”.
E’ questa “la città normale” auspicata dal sindaco Pacher?
E’ questa “la citta sensibile” dell’assessora Plotegher?



Retoriche dell’esclusione e pratiche di polizia

Dopo i fatti di ieri ad opera della Polizia è necessaria una riflessione sulla città, sulle sue politiche sociali e sull’uso della forza pubblica.
Da alcuni anni a questa parte si è imposta una rappresentazione del fenomeno della povertà che si affida alle retoriche dell’esclusione per proporre un’idea di immigrato e di senza dimora come individui desocializzati, ai limiti dell’umano, quasi una patologia nel corso sano della società.
Queste retoriche dell’esclusione si inscrivono nel complesso ventaglio di reazioni all’insorgere dell’insicurezza, della instabilità e della incertezza che costituiscono ormai un tratto peculiare delle società contemporanee definito dalle convulse trasformazioni in campo sociale e produttivo.
Attraverso la costruzione sociale e mediatica della paura di fronte a queste figure presentate come patologiche e “anormali” si ridefiniscono ogni volta i confini tra inclusi ed esclusi, si edificano recinti, si stabiliscono nuove gerarchie sociali. Soprattutto si alimenta quel meccanismo perverso di reazione alla paura, che costituisce l’anticamera per interventi repressivi, di rastrellamento poliziesco del territorio, di dispiegamento dei dispositivi di controllo sociale.
Attraverso la “rimozione” degli esclusi, la traduzione dei migranti non in regola con il permesso di soggiorno nei centri di permanenza temporanei, il controllo della loro distribuzione spaziale nella città, si completa l’opera delle retoriche dell’esclusione: fare del migrante, del senza dimora un soggetto invisibile, sottrarlo alla pubblica vista, escluderlo dalla città che invece deve essere riservata al popolo degli inclusi. Soprattutto, attraverso la rimozione dei senza dimora dal centro della città, si rendono così invisibili e politicamente irriconoscibili i processi che alimentano le pratiche di esclusione.
In questo contesto la deportazione poliziesca di migranti e senza dimora diviene una pratica di amministrazione della città.
Le stesse Politiche Sociali sono di fatto delegate all’Ordine Pubblico, l’assistenza e l’aiuto arrivano dopo le pratiche poliziesche.
La legge razziale Bossi-Fini e la legge Fini proibizionista sulle droghe - che sembrano scomparse dall’elenco delle leggi da modificare dal nuovo governo di centrosinistra - obbliga ogni città ad avere una sua “piazza Dante”. In alcune realtà urbane queste piazze sono presidiate da operatori sociali, in esse si sviluppano progetti di bassa soglia che stanno a contatto diretto con la marginalità migrante.
Questa amministrazione, invece, incapace di immaginare e riprogettare una città diversa ispirata all’accoglienza e alla solidarietà, diventa ostaggio della paura sociale creata ad hoc della retorica dell’esclusione, preferendo affidarsi all’intervento repressivo - e inutile - della Questura.

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