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SPECIALI

Padova, Via Anelli: stop the wall!

Padova - Venerdì 11 agosto 2006
Videosorveglianza, checkpoint delle forze dell’ordine 24 ore su 24 e per finire uno spesso muro di lamiera lungo ottanta metri e alto tre per separare il "ghetto di Via Anelli" dal quartiere in cui si trova e dalla città di Padova in generale.
Via Anelli - Il muro - 11.8 KbQueste sono le risposte che la giunta padovana di centro-sinistra ha dato ad un problema sociale che questa città vive da anni e che i movimenti, da altrettanto tempo, hanno affrontato non solo segnalandolo alla cittadinanza ma anche indicando alcune delle strade possibili per risolverlo senza ledere la dignità di quelle tante persone, uomini donne e bambini, che in quegli appartamenti continuano a viverci semplicemente perché sono senza alternative.
Ancora una volta la giunta retta dal diessino Zanonato - dopo la guerra al "popolo degli spritz" e le iniziative in stile militare, sempre in via Anelli - risponde in chiave securitaria a dei problemi che meriterebbero ben altra sensibilità politica, etica e culturale.
La costruzione della lunga barriera di metallo che chiude il "quadrato" composto da 6 palazzine, tre delle quali sono state svuotate e chiuse nei mesi scorsi, ha suscitato molto clamore a livello nazionale e a buon ragione perché a Padova si sta costruendo un pericoloso precedente che potrebbe preludere, se non viene ricacciato indietro, a una ricodificazione degli spazi delle città italiane su basi segregazionistiche.
E’ stata una patetica scorciatoia, una iniziativa politica clamorosa che è allo stesso tempo un clamoroso errore politico. Come ha scritto Marco Bascetta sul Manifesto dell’11 agosto, spesso le immagini sono molto più chiare delle parole. Questo muro e l’immaginario che evoca non possono far altro che contribuire a rafforzare le pulsioni razziste già presenti nei nostri territori.
Se queste sono le politiche che il centrosinistra ha in mente per "superare" la legge Bossi-Fini – magari costruendo altri CPT ma "informali" e a cielo aperto – non possiamo dire e fare altro che ciò che abbiamo sempre detto e fatto. Lottare contro ogni forma di discriminazione e aprire e liberare tutto ciò che è chiuso, costretto, segregato.
L’essere di sinistra per noi significa che non si può lottare "contro" il disagio sociale e i suoi portatori bensì contro le cause e coloro che il disagio lo provocano per il proprio profitto.
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