"Crisi irreversibile dello stato", è il commento di Luis Hernandez Navarro, opinionista del quotidiano La Jornada, per descrivere la fase politica che vive il Messico dal 2 luglio scorso, il giorno delle elezioni presidenziali.
Con circa 2.000 voti di differenza, Felipe Calderon, il candidato del PAN (Partito d’Azione Nazionale), si è autoproclamato vincitore.
Risultato contestato da Andres Manuel Lopez Obrador e dal suo partito il PRD (Partito Rivoluzionario Democratico) che ha fatto ricorso in tribunale chiedendo il riconteggio voti dei 130 mila seggi allestiti nel paese.
Lopez Obrador parla della necessità di "purificare le istituzioni" e contro questo grande "fraude elettorale", sono state molte le proteste di "resistenza civile pacifica" dei sostenitori del candidato di centro-sinistra.
Anche nello stato di Oaxaca il clima è molto teso.
La protesta dell’APPO, assemblea generale composta da maestri, associazioni, venditori ambulanti, lavoratori informali, comitati indigeni e singoli individui che si è costituita il 18 giugno, è iniziata dopo i gravissimi fatti del 14 giugno scorso.
All’alba di quel giorno infatti un violento operativo di polizia ha sgomberato un presidio di maestri, iniziato il 22 maggio, provocando la morte a 4 persone e il ferimento di 92.
Per i fatti del 14 giugno si richiede l’immediata destituzione di Ulises Ruiz Ortiz, governatore priista dello stato, salito al potere grazie ad frode elettorale durante le ultime elezioni del 2004.
Anche allora le elezioni sono state macchiate di sangue e violenza.
L’Assemblea popolare del pueblo di Oaxaca (APPO) sta occupando da oltre due mesi la piazza centrale della capitale per impedire l’accesso alle forze dell’ordine.
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La settimana scorsa un corteo pacifico, al quale partecipavano circa 2.000 persone, è stato attaccato da presunti poliziotti provocando un morto e due feriti fra i manifestanti.
Alla protesta dei maestri e dell’Assemblea popolare si sono uniti anche i lavoratori della salute.
Ripercorre queste vicende da Oaxaca, Silvana dell’Ass.ne Ya Basta.
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Le richieste del movimento in questa parte della corrispondenza.
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A Oaxaca, il 16 e il 17 agosto si è svolto un forum nazionale dal titolo "Costruendo la democrazia e la governabilità a Oaxaca" a cui sono stati invitati diverse organizzazioni, i diversi settori della società dello stato, ma anche nazionali. Uno spazio di riflessione "plurale e diverso", come dicono gli organizzatori.
Il 1° agosto un gruppo di donne ha occupato Canal 9, emittente radiofonica e televisiva, sottolinendo in questo modo come sia importante la gestione mediatica degli eventi. E’ stata istituita una commissione tecnica che trovi alternative per emettere il segnale radiofonico su tutto lo stato di Oaxaca.
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Venerdì 18 agosto, la giornata si è aperta con "un blocco civico statale", uno sciopero generale di 24 ore. 80mila sono stati i lavoratori che hanno partecipato alla protesta. Alle 17.00 tutta la città era bloccata e tutti i negozi in prossimità della piazza centrale erano chiusi. Sempre nel pomeriggio c’è stata un’imponente manifestazione che si è conclusa con un’assemblea aperta.
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La situazione del Chiapas e del resto del Messico.
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Lunedì 21 agosto verso le 3.30 di notte alcuni gruppi di paramilitari hanno attaccato in diverse parti la città di Oaxaca.
I paramilitari hanno tentato di entrare all’interno delle sedi delle radio autogestite sparando ad un compagno che lavora in queste emittenti e che, al momento, si trova in ospedale con diverse ferite d’arma da fuoco.
In questo momento Silvana dell’ass.ne Ya Basta ci decrive, mentre si incammina verso la piazza principale, una situazione di forte tensione dopo questi ripetuti attacchi.
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Martedì 22 agosto: nonostante le continue e provocazioni e aggressioni, anche mortali, la mobilitazione a Oaxaca non si ferma ma anzi, si fà più determinata.
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Sabato 26 agosto: in questa settimana sono tante le mobilitazioni e le iniziative. Da 97 giorni c’è una mobilitazione molto ampia che stà coinvolgendo tutti i settori sociali che, a gran voce, stanno chiedendo la destituzione di Ulises Ruiz Ortiz, governatore priista dello stato, salito al potere grazie ad frode elettorale durante le ultime elezioni del 2004.
La piazza centrale di Oaxaca è ancora occupata e persistono blocchi nelle strade principali della città. Intanto si aspetta l’arrivo di una delegazione del governo centrale.
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Vittorio Sergi dell’ass.ne Ya Basta! ci racconta l’esperienza della due giorni di trasmissione in diretta fra la bolognese Radio Kairos e radio Planton.
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