Stai visualizzando l'archivio storico di globalproject. Per accedere alla nuova versione del sito clicca qui.
COMUNICATI

Padova - Assalto culturale al muro del proibizionismo

Padova - Giovedì 14 settembre 2006

La possono chiamare recinzione, come se fosse un problema di centimetri, eppure il muro di via Anelli è talmente alto da avere raggiunto i satelliti delle televisioni di tutto il mondo.
Perché le barriere, i muri, sono prima culturali che fisici e segnano in maniera indelebile i confini, tracciano solchi.
Il problema non è quanto un muro sia alto, piuttosto il punto da cui lo osservi.
Visti dall’alto, dalla parte di chi li costruisce, i muri servono ad ostentare il potere di separare il presunto buono dal presunto cattivo, sono risposte che mascherano una percezione del mondo in permanente emergenza, in cui le contraddizioni, le differenze, le diversità, sono considerate eccezionali, minacciose, pericolose e vanno ricondotte all’unico a qualsiasi prezzo.
In alto, la sinistra istituzionale ha strappato alla destra la cultura legalitaria per cui la sicurezza viene prima dei diritti, il proibizionismo vince sulla libertà.
Lo spettacolo della politica richiede risposte immediate, una continua legittimazione agli occhi degli spettatori di una fiction, come se quella dei rapporti sociali non fosse invece una tessitura lenta, reale e coraggiosa, e il concetto di sicurezza non riguardasse la dignità della vita e non il suo controllo.

Ma visti dal basso i muri hanno tutta un’altra forma. Per prima cosa ti accorgi che sono accompagnati da camionette e blocchi stradali, da cancelli chiusi e sospensione dei diritti.
Quando guardi in su, dove sta chi li costruisce, non si riconosce la differenza tra centro-destra o centro-sinistra, ma solo un modello unico di società moralista che nega il diverso e consegna al proibizionismo l’incapacità di trovare risposte adeguate al nostro tempo.

Visti dal basso, i muri, scatenano sempre il desiderio di abbatterli, di aprire varchi, di guardare dall’altra parte.

Per questo abbiamo scelto di lanciare il nostro ASSALTO CULTURALE AL MURO DEL PROIBIZIONISMO.
Per guardare dall’altra parte e scoprire ciò che il muro voleva nascondere.

E’ venuto il momento di abbattere il muro di via Anelli, insieme a tutti quelli che da troppo tempo circondano la vita nella città di Padova.
Sappiamo che la società i cui viviamo è piena di contraddizioni, ma anche che un altro mondo è possibile a partire dai diritti non dalle barriere.
Riconosciamo un muro, e non abbiamo paura di dirlo, ogni volta che la negazione, la legalità, il perbenismo, la cultura militar-securitaria, prendono il sopravvento nella gestione della vita in comune, anche se il problema sta altrove.
Lo spaccio non ha paura dei muri o delle pattuglie perché le tasche delle narco-mafie si gonfiano ogni volta che le proposte di legalizzazione si allontanano e il mercato nero ha senso di esistere fino a quando ci saranno leggi proibizioniste come la Fini-Giovanardi; le droghe pesanti continueranno ad uccidere fino a quando non verranno attivate politiche di riduzione del danno; la clandestinità sarà una condizione di esistenza fino a quando non verrà riconosciuto il diritto universale alla cittadinanza piena.
Il proibizionismo di una giunta che ha attaccato l’aggregazione giovanile nelle piazze, le forme orwelliane di controllo costruite su circuiti di video-sorveglianza che invadono ogni spazio della nostra vita, la negazione di progetti di sperimentazione sulle droghe leggere e di intervento sulle droghe pesanti, non ci ha fatto digerire l’ipocrisia della sicurezza come valore La libertà non ha prezzo, e non è possibile barattare il desiderio di vivere liberi con la sicurezza di essere controllati...

Cso Pedro

[ Torna su ]

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «