A seguito della Transnational Day of Action per la libertà di movimento e contro i CPT di sabato 7 ottobre, questa mattina una cinquantina di attivisti del TPO di Bologna hanno invaso la sede del Tribunale dei Giudici di Pace di Bologna. Gli attivisti hanno denunciato la responsabilità dei Giudici di Pace nel sistema della reclusione e della deportazione dei migranti, dal momento che dal 2004 il Testo Unico in materia di immigrazione prevede che sia il Giudice di Pace a convalidare il trattenimento nel CPT e l’espulsione del migrante senza permesso di soggiorno.
Dopo l’udienza, nuovamente rinviata, per il processo per lo smontaggio del CPT di Via Mattei del 25 gennaio 2002, gli smontatori hanno richiamato l’attenzione di tutti su una ben più grave illegittimità introdotta con il decreto 241 del 2004: la palese violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge contenuto nell’articolo 3 della Costituzione Italiana.
Se infatti per i cittadini italiani i provvedimenti di restringimento della libertà personale avvengono sotto l’autorità del Giudice Togato o Ordinario, così non è per gli stranieri, poiché la sorte in materia di libertà personale dei migranti viene decisa da un diverso tipo di Giudice, il cui campo di intervento è limitato a alla funzione di conciliazione e di risoluzione di semplici controversie amministrative.
Durante l’iniziativa sono stati affissi nel Tribunale cartelli che ripercorrono alcuni degli aspetti più tragici del triste curriculum del CPT di Via Mattei – violenze, pestaggi, morti – ed è stato distribuito ad avvocati e cittadini un volantino secondo cui l’introduzione della figura del Giudice di Pace inaugura “il diritto parallelo per gli stranieri, in base al quale la sorte di uno straniero viene decisa dal Giudice di Pace e quella di un italiano da un Giudice Ordinario, un Giudice che, a differenza del primo, possiede le qualificazioni e lo status necessario per deliberare sulla libertà dell’individuo. Senza nulla togliere all’utilità del Giudice di Pace per determinate questioni di basso impatto sociale che andrebbero altrimenti ad ingolfare i Tribunali ordinari denunciamo l’entità di questa discriminazione. I Centri di Permanenza Temporanea sono l’emblema dello stato d’eccezione in base al quale si consente di incarcerare un individuo per aver violato una disposizione amministrativa, allo stesso modo il ruolo assegnato dalla legge sull’immigrazione al Giudice di Pace è la conferma che esistono esseri umani di serie A ed esseri umani di serie Z, per questi ultimi sono previsti lavori diversi, diritti diversi e, infine, una giustizia diversa.”
In una lettera consegnata al Presidente dei Giudici di Pace Mario Luigi Cocco gli smontatori chiedono infine ai Giudici di Pace che si astengano dal servizio di convalida delle espulsioni dei migranti, che avviino una discussione interna sulla legittimità del loro incarico relativamente alla materia della libertà personale dei migranti ed infine che esigano un confronto con gli attuali rappresentanti del Governo per esporre la grave incostituzionalità che ogni giorno si verifica negli oltre diciassette CPT italiani.
Smontare un lager non è reato, rinchiudervi dentro una persona sì.
ore 11.00
Ascolta la cronaca dell’iniziativa dalla voce di Irene, Tpo Bologna.
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Leggi il volantino distribuito ai presenti La legge è uguale per tutti: chiudere i CPTA!
[ Leggi ] la lettera consegnata al Presidente dei Giudici di Pace
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ore 17.00
Nel pomeriggio le proteste continuano proprio a Palazzo D’Accursio per contestare in Consiglio Comunale il silenzio degli amministratori locali e del Sindaco sul CPT di Via Mattei.
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