
VERONA - Linda, lunedì, all’Agec non c’era. Deve lavorare. Fa la cameriera, pulisce le stanze di un albergo. E quello che porta a casa, quello che non si può neanche definire «stipendio» di 600 euro, serve per mantenere tutta la famiglia, tre figli e un marito che lavora come stagionale in fabbrica e adesso è senza impiego. Linda, per questo, lunedì non era tra quelle famiglie che hanno occupato la sede dell’Ater, ma la sua storia è diventata uno dei simboli di quell’occupazione supportata dalla rete sociale per il diritto alla casa. Perchè quella di Linda è una delle due famiglie che tra ieri e oggi si sarebbero dovute trovare in mezzo alla strada, per lo sfratto. Quelle a cui, tre giorni fa, il presidente dell’Agec Giuseppe Venturini ha dato appuntamento a lunedì prossimo. Quelle ricevute dall’assessore ai servizi sociali Stefano Bertacco. Ma lo sfratto di Linda è stato sospeso. Lo ha fermato l’ufficiale giudiziario che ieri mattina è arrivato in via Velino, alle Golosine, dove Linda abita in un piccolo appartamento per il quale pagava 470 euro di affitto. Linda ha sempre pagato, tanto che lo sfratto le è arrivato non per morosità, ma per fine locazione. E’ da settembre dello scorso anno che non versa più il canone, da quando lo sfratto è diventato esecutivo. L’ufficiale giudiziario ha in sostanza accolto il ricorso dell’avvocato della donna, Roberto Malesani, che ha richiamato la legge «mille proroghe», che prevede un blocco degli sfratti fino al 15 ottobre per particolari categorie, come anziani, malati terminali o chi ha figli a carico e redditi bassi. Come Linda. Dovrà essere il tribunale, ora, a decidere se quella sospensione ha i crismi della legge. E al presidente del tribunale, Dario Bertezzolo, l’altro giorno si è rivolta la rete sociale per il diritto alla casa. Chiedevano la sospensione dello sfratto di Linda. Che fino al 15 ottobre dovrebbe restare in via Velino. Ma c’è il futuro. Perchè quello sfratto non è rinviabile all’infinito. E lei, al momento, ha 12,5 punti in graduatoria per avere una casa pubblica. Troppo pochi. La rete sociale ha chiesto di riverdere quel punteggio, come chiede la sospensione dello sfratto che è in programma per oggi, a Poiano. È lì che da anni Hamza Hoti, vive con la sua compagna. Anche lui ha sempre pagato l’affitto. Anche lui ha ricevuto lo sfratto per finita locazione. E ha continuato a pagare anche quando è diventato esecutivo. Ma i suoi soldi, dice, non sono stati accettati dai proprietari. Stamattina l’ufficiale giudiziario suonerà da lui. Ma Hamza non ha i «requisiti» di Linda. Non ha figli minori a carico. Non è troppo anziano, purtroppo verrebbe da dire. Ha «solo» 48 anni. Non è malato terminale. E nella «mille proroghe» non ci rientra. Ma è comunque malato, Hamza. A marzo ha avuto un incidente in motorino. Referto: distorsione tibiotarsica della gamba destra «per la quale manifesta una impotenza funzionale nel cammino con prognosi fino al 31 luglio 2008». E per la quale Hamza non può lavorare. Ma non solo. Hamza soffre di ipertensione. Ma - soprattutto - di una cardiomiopatia dilatativa «di grado medio-severo». Oggi Hamza potrebbe finire in mezzo alla strada. Anche lui non ha punteggio. Anche lui è uno di quelli che ha appuntamento lunedì mattina con il presidente dell’Agec. Ma quando ha visto come è andata a Linda si è un po’ rasserenato. Per lui la speranza è che diventi realtà - almeno adesso - quel «rallentamento» sulle procedure degli sfratti di cui si era parlato in una riunione in prefettura a marzo. E che fino ad ora non è mai stato applicato.
Fonte: il Verona, 24/07/2008
Emergenza alloggi. Gli attivisti per il diritto alla casa hanno ottenuto il rinvio del provvedimento Sfratti, ai punti la prima battaglia. Famiglia nigeriana resta a Golosine
Sfratto impedito. Una famiglia nigeriana, padre, madre e tre bambini, può restare nel quartiere delle Golosine. Ci può restare ancora per un po’ perché gli attivisti della Rete Sociale per il diritto alla casa hanno dato il via alla battaglia contro l’ufficiale giudiziario e si sono aggiudicati il primo round: Linda Ihalekhue, il marito ed i suoi tre figli hanno ottenuto la sospensione dello sfratto. L’accordo ieri in tarda mattinata, dopo un confronto fra gli attivisti, l’ufficiale giudiziario e l’avvocato della proprietà dell’appartamento, giunto sul posto con un fabbro pronto a cambiare la serratura. Un accordo che prevede la sospensione dello sfratto in attesa di una successiva decisione del giudice. «Abbiamo evitato ancora una volta - spiega Giorgio Brasola delle Rete sociale per il diritto alla casa - che una famiglia finisse sulla strada. Gli incontri tra l’assessore Bertacco e le famiglie non hanno portato ad alcuna soluzione. Manca una serie politica della casa da parte delle istituzioni». E denuncia: «Gli utili della gestione del patrimonio immobiliare dell’Agec servono per risanare i debiti della gestione delle farmacie e dei servizi cimiteriali e non vengono investiti in nuove abitazioni». Questa mattina via ad un’altra battaglia, c’è da combattere nel quartiere di Poiano per un albanese cardiopatico: «Si chiama Hamza - spiega Giorgio Brasola - è disoccupato ed attualmente invalido a causa di un incidente stradale. Saremo sul posto per impedire anche questo sfratto». L’assessore Betacco avrebbe proposto un dormitorio per Hamza. «Non scherziamo - dice ancora Brasola - andare in un dormitorio significa uscire di casa alle 6 e rientrare alle 20. È un uomo gravemente malato, ci vuole una soluzione più dignitosa». Casi diversi che fanno discutere quelli delle sei famiglie straniere costrette a lasciare le loro dimore. Famiglie in regola con il permesso di soggiorno, residenti in città da oltre 10 anni, un lavoro più o meno stabile. Famiglie che nei giorni scorsi hanno occupato la sede Agec e incontrato l’assessore ai servizi sociali. Ma la burocrazia è un mostro duro da superare: forse, per qualche mancanza, non hanno più il diritto di stare in quelle case. Ma le mancanze sono da attribuire agli stranieri? Oppure è l’amministrazione comunale di Verona che ha il dovere, in qualche modo, di porre rimedio?
Fonte: L’Arena, 25/07/2008 EMERGENZA ABITATIVA. Interventi nel quartieri di Golosine e Poiano
Si barricano in casa per impedire lo sfratto
Sfratto rinviato al’ultimo momento ieri mattina, in via Velino 29, alle Golosine per la famiglia nigeriana di Said Sadif. Said vive con la moglie e tre figli che avrebbero dovuto lasciare l’appartamento in quanto scaduto il contratto di locazione: dopo aver occupato lunedì insieme ad altre cinque famiglie di immigrati la sede Agec per rivendicare il diritto alla casa, ieri mattina la famiglia Sadif si è «barricata» tra le mura domestiche, quando in strada era già arrivata la pattuglia della polizia, insieme ad un fabbro che doveva cambiare la serratura dell’appartamento, all’ufficiale giudiziario, all’avvocato della proprietaria, a Ben Ammar Khaled responsabile della Rete sociale per la casa e ad altri attivisti dell’associazione che hanno allestito un presidio. E sono stati proprio gli attivisti a riuscire a far rinviare lo sfratto in extremis facendo presente all’ufficiale giudiziario che per la famiglia Sadif sussistono i requisiti pervisto dall’articolo 31 della legge 28 febbraio 2008 che stabilisce la possibilità di deroga allo sfatto quando ci sono minori a carico che altrimenti non avrebbero altra sistemazione. Così la famiglia ha ottenuto la sospensione dell’esecuzione fino al 15 ottobre, anche se l’avvocato della proprietaria ha annunciato l’intenzione di ricorrere. «Più difficile temiamo sarà impedire lo sfratto per Hoti Hamza, albanese che abita a Poiano», spiegano gli attivisti della Rete. Hamza abita con la convivente in via Sottocastello in una casa che lui stesso ha risistemato: il suo sfratto è previsto per questa mattina, ma per lui non vale l’appello all’articolo 31 in quanto questo si applica solo per minori a carico, malati terminali e situazioni di handicap al 60 per cento. Hamza sarà sfrattato per fine locazione, ma la sua situazione è molto grave: invalido in seguito ad un incidente, ha seri problemi cardiaci, come testimonia il certificato medico da lui già presentato. Per questo gli attivisti della rete giudicano impossibile per lui la soluzione del dormitorio pubblico e sono seriamente preoccupati che l’ansia dello sfratto di questa mattina possa aggravare la sua condizione.
Fonte: Dnews, 24/07/2008
Battaglia legale. Stop sfratto, in via Velino decisivo il decreto
Prima è arrivato il fabbro, poi gli ufficiali giudiziari. Quindi Marco Tezza, avvocato del proprietario. Ma lo sfratto di Linda Iyalekhue Osaretin, residente con marito e tre figli in via Velino alle Golosine, non è andato in porto. Ieri mattina Giorgio Brasola, della Rete sociale per il diritto alla casa, ha sventolato il decreto “Milleproroghe” del 28 febbraio 2008, che concede la proroga degli sfratti fino al 15 ottobre per le famiglie in disagio abitativo. Linda ha tutti i requisiti: reddito sotto i 27mila euro, figli a carico, nessuna alternativa abitativa. L’ufficiale giudiziario non ha potuto che prenderne atto: «L’esecuzione del provvedimento è sospesa - spiega -. Ora sarà il presidente vicario del tribunale, Dario Bertezzolo, a confermare o meno la sospensione». Cantano vittoria i volontari della Rete sociale: «Questo sfratto per fine locazione è ingiusto per una famiglia che ha sempre pagato l’affitto. Non si può lasciarli in strada». Non concorda l’avvocato Marco Tezza: «Questa famiglia non paga l’affitto dal settembre dell’anno scorso: quattromila euro di arretrati. Il padrone di casa è un pensionato, non può affittare gratis». Khaled Ben Ammar, del coordinamento migranti, lo rimbecca: «Non hanno più pagato perché è arrivato lo sfratto». Oggi altro sfratto previsto a Poiano con l’albanese Hoti Hamza. E nuovo presidio.